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Economia, diverse ombre nell’ultimo semestre calabrese (VIDEO)

Scende l'occupazione e anche la fiducia. Lo dice l'ultimo aggiornamento congiunturale illustrato stamattina a Catanzaro 

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L’aggiornamento congiunturale semestrale delle economie regionali della Banca d’Italia rappresenta un appuntamento fisso che attualizza indici, tabelle e previsioni rispetto al rapporto annuale che si tiene all’inizio della stagione estiva. In particolare quello presentato stamane nella filiale regionale dell’istituto ha fotografato l’andamento dell’economia calabrese in relazione a tre segmenti di interesse: le imprese, il mercato del lavoro e le famiglie, il mercato del credito, riferito al primo semestre dell’anno corrente, il 2019. Il documento, come al solito molto curato dal punto di vista grafico ed essenziale nello svolgimento, è stato redatto dal team di studio e ricerca della filiale di Catanzaro, coordinato da Giuseppe Albanese e completato da Tonino Covelli e Iconio Garrì.

Il quadro d’insieme, frutto delle interviste condotto su un campione significativo di imprese, famiglie e istituti di credito, non può ovviamente discostarsi di molto dal quadro nazionale che risente, come ha premesso il direttore Sergio Magarelli, dal rallentamento mondiale dell’economia, influenzata da accadimenti globali quali la guerra commerciale e dei dazi, l’instabilità politica in molte Stati nazionali, il perdurare di guerre e terrorismi. Per rientrare in Calabria, il quadro di sintesi offerto conferma che nella prima parte del 2019 la crescita dell’attività economica è risultata debole, seguendo la tendenza già in atto nella seconda metà del 2018. La produzione industriale si è espansa moderatamente, pur in presenza di un netto calo delle esportazioni, solitamente vivaci pur nella piccola dimensione dei valori assoluti.

Il settore dei servizi ha mostrato segni di debolezza, più intensi nel settore del commercio, solo in parte compensati dalla positiva stagione turistica (+2,6%). L’attività delle costruzioni è stata fiacca, come desumibile dal ridotto volume delle compravendite immobiliari e dal ristagno nell’avvio delle opere pubbliche, grandi e piccole.

In presenza di una redditività costante, le imprese aumentano la liquidità interna, mentre l’attività di investimento è risultata stagnante.

L’occupazione nel primo semestre dell’anno in corso è scesa rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, come nel resto del Mezzogiorno ma in contrasto con quanto accade nel resto del Paese. A soffrire soprattutto gli autonomi, mentre stabile l’occupazione dipendente. In complesso il tasso di disoccupazione è leggermente aumentato (22,7 per cento). Risultato: aumenta la forbice rispetto alla media nazionale (10,4%).

Nel settore del credito, la crescita dei prestiti al settore privato è rallentata. Risultato di due processi divergenti: mentre aumentano i finanziamenti alle famiglie, diminuisce il ricorso all’indebitamento delle imprese, sia per un’offerta più selettiva verso la clientela maggiormente affidabile, sia per la dinamica negativa della domanda da parte delle imprese.

Sul fronte finanziario, si rafforza la crescita dei depositi bancari, per le famiglie e per le imprese. Il calo di valore degli altri strumenti finanziari giacenti nel sistema bancario si è attenuato.

Con metafora marinara, il direttore Magarelli ha riferito come si sia attenuato il vento in poppa rappresentato dal clima di fiducia che lentamente aveva mostrato un avvicinamento dell’economia calabrese alla media delle altre regioni del Sud. È una situazione di attesa, come rilevabile dall’aumento della stabilità economica delle imprese che di per sé non è un fatto negativo, solo se accompagnato da una maggiore propensione all’investimento. Una nota positiva può venire da una lieve, moderata inversione di tendenza in atto, che può fare intravedere un migliore dispiegamento degli indici economici, in particolare nella propensione ai consumi da parte delle famiglie, atteso il largo acceso a pensioni e redditi di cittadinanza registrato in questa parte del Paese. Dove, sottolinea amaramente Magarelli «parafrasando il direttore generale Panetta, una crescita come quella auspicata non può neanche lontanamente realizzarsi senza risolvere due grandissime questioni che sono la questione meridionale e la questione criminale. La prima riguarda un terzo della popolazione italiana. La seconda tutto il tessuto economico. Entrambe devono essere affrontate a livello politico, economico e culturale, e risolte».

Sullo sfondo, la questione più preoccupante di tutte: l’andamento demografico negativo dovuto a una riduzione costante delle nascite e a un rinnovato flusso di emigrazione che, per quanto riguarda la Calabria, è di alto livello. Negli ultimi anni un’intera media cittadina di laureati ha lasciato la Calabria, con basse previsioni di rientro.    

EllennE  

 

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