Bertolone su chiusura convento Cappuccini: ‘Non sono un arruffapopolo’

Fatto il punto sui lavori della Cattedrale di Catanzaro


di Lello Nisticò

La circostanza era il convegno all’Auditorium Sancti Petri su “Catanzaro Città Bilingue: Tracce Bizantine e Normanne”. L’occasione gli è stata fornita da Tonino Barbato. Poche affinità culturali tra i due. Barbato è uomo della sinistra storica, appartenente alla tradizione socialista da cui non si è mai distaccato, pur nell’evolversi della militanza. Monsignor Vincenzo Bertolone, l’arcivescovo, si stava preparando a leggere le due agili cartellette che aveva preparato sulla Cattedrale, sui suoi novecento anni di storia e sulle iniziative pastorali e culturali dedicate all’importante ricorrenza. Ma ha dovuto posticipare di qualche minuto l’intervento a tema, per non lasciare insoddisfatto l’appello che gli è venuto da Barbato, sul problema che agita il suo cuore e quello degli altri mille catanzaresi che hanno firmato per scongiurare la chiusura del convento dei Cappuccini e il disperdersi dell’antica tradizione monastica cittadina: «Non possiamo permettere di perdere un patrimonio storico e culturale enorme ancor prima che spirituale. Ci aiuti, monsignore, a scongiurare questo scempio e questa offesa alla Città».

«Quello che lei dice – ha risposto l’arcivescovo – mi fa male al cuore quanto fa male al suo. Per carità cristiana alcune cose non le posso dire, devo stare zitto. Però ciò che è verità documentale, sì. Quando un Istituto religioso deve aprire una comunità religiosa in una diocesi, ha bisogno di un permesso scritto dell’ordinario del luogo. Canone 611. Ma quando l’Istituto deve andare via, deve solo informare il vescovo, che non ha nessun potere. Dico, nessun potere. E allora, non come pettegolezzo, ma per ubbidire alla verità dei fatti, il sottoscritto, circa un anno fa scrisse una lettera , che posso anche mettere in circolazione perché agli atti, ma che non farò per ultima correttezza, e … cosa inaudita… ho mandato la mail e l’indomani ho ricevuto la risposta». Bertolone non ha citato destinatario e mittente del breve giro di posta elettronica, e quindi lo facciamo noi: il Provinciale dei Cappuccini, da cui dipendono tutti i conventi dell’Ordine in Calabria. «Ognuno ne tragga le conseguenze», ha aggiunto. Ovvero, dall’altra parte neanche l’accortezza di meditare un po’ sull’oggetto della lettera, che presumiamo improntata alla ponderatezza, alla riflessione, alla saggezza. Una risposta già scritta nella mente dell’interlocutore, ancor prima di essere riversata su word.  
«Ho le mani legate. Il modo ancor m’offende – ha aggiunto il presule, con citazione dantesca -. Ma poiché la mia persona vale zero, non me ne faccio un problema. Ognuno risponde delle proprie azioni dinanzi a Dio. Detto, questo, devo pur constatare che se non ci sono vocazioni, l’Istituto si trova in difficoltà. L’obiezione è: perché intaccare un luogo così importante in città e non eventualmente interessare una parrocchia di periferia, che non ha la stessa tradizione, né la stessa importanza, né la stessa possibilità di trasmettere valori come il convento di Catanzaro? Non ho risposte. Né posso fare altro, se non mettere a disposizione quanto mi avete chiesto, come l’uso di questa sala (per lanciare la raccolta firme, ndr). Non posso fare l’arruffapopolo. Chiedo perdono, con tutto il rispetto di chi manifesta per amore. È molto difficile, ma non impossibile se si vuole. Vi dico di pregare, di fare tutto ciò che è nelle vostre possibilità, non è detto che il Signore, anche in zona Cesarini, non ci venga incontro». 

L’accenno alla zona Cesarini, calciatore juventino che segnava negli ultimi 5 minuti con grande scombussolamento viscerale degli avversari di ieri e di oggi, è stato preso con divertito disappunto da monsignore Antonio Cantisani, l’emerito, attento ascoltatore in prima fila, di fede viola, nel senso della Fiorentina. 

L’arcivescovo ha poi aggiunto qualcos’altro: «Ultimamente ho avuto un fremito di amarezza dentro di me. Il pensare a spostare tutto quello che si può spostare a Catanzaro Lido, come se il Centro storico – e qui Bertolone fa una lunga pausa per trovare la parola giusta – vale zero o bisogna abbandonare, mi amareggia tanto. Allora, senza dare l’impressione di doglianze nostalgiche, dobbiamo tutti quanti impegnarci perché questo Centro storico resti vivo, attivo, nel quale si possono trasmettere i valori che abbiamo ricevuto e che abbiamo il dovere di trasmettere alle nuove generazioni. Ognuno faccia la sua parte. Da prete l’unico suggerimento che vi posso porgere è: facciamolo con dignità con argomenti seri. Su questa linea mi troverete sempre». 

LA SITUAZIONE DELLA CATTEDRALE – Qui l’arcivescovo cambia argomento, ma non abbandona l’attualità. «Intanto gioisco per questo incontro, che mi è sembrato una bella ouverture al cammino che andiamo intraprendendo per celebrare la Cattedrale. Anzi, poiché ci troviamo, vi voglio informare a che punto sta la situazione Cattedrale. Siamo al punto che l’Università della Calabria, nelle persone dei presidi delle due facoltà interessate, per quanto riguarda gli aspetti  idrogeologici e  strutturali si è riservata di dare l’esito degli esami effettuati entro 45 giorni che per la verità sono passati. Mi hanno riferito di sperare entro Natale di darmi i risultati, con il progetto relativo per quanto riguarda gli aspetti idrogeologici e antisismici. Su questo punto, devo dire che l’Unical non è partita da zero. Perché la diocesi, nel 2011 o 2014, aveva già fatto redigere un progetto, che per ben tre volte ho presentato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per ottenere il finanziamento dell’8 per mille, come già avevo fatto, riuscendoci, per Cassano, quando ero vescovo in quella diocesi. Due volte la Pdcdm mi ha risposto che i fondi erano stati stornati per finanziare le missioni italiane all’estero, la terza che mancava qualche documento». 
Bertolone ha dei dubbi in proposito, ma va avanti senza divagare: «Se il progetto mi sarà presentato entro Natale, a quel punto potrà darsi l’avvio alla gara per l’appalto dei lavori. Considerati i tempi, i termini, i ricorsi di chi si è sentito escluso, si potrà dare inizio ai lavori. Per dire il vero, il vostro vescovo non si è fermato qui. Si è rivolto direttamente al ministro dei Beni culturali, pregandolo di avocare a sé e dare carattere d ‘urgenza alla pratica. Anche per ridurre i costi che in caso di ritardi aumenteranno per via del progressivo deterioramento delle fondamenta, su cui c’è un problema serio. Se così sarà i tempi si accorceranno della metà. Riusciremo a ottenere qualcosa? Lo affido alle vostre preghiere. Oppure, se avete Santi più potenti dei mei, metteteli in campo».