Quantcast

‘Dopo brevi lunghi giorni Maurizio è andato via tra una folla immensa’

Il saluto di Franco Cimino al segretario generale della Camera di commercio di Catanzaro


Raramente si è visto un funerale così partecipato ancor prima del suo ultimo svolgersi in chiesa. Nei due giorni precedenti, quelli della lunga attesa e, in particolare, ieri nella esposizione del suo corpo riposato, nei saloni della sua Camera di Commercio un lunghissimo via vai di gente ha reso difficile anche il brevissimo transito. Più di un migliaio di persone, di certo, a rendergli omaggio. Oggi pomeriggio una Basilica gremita fino all’inverosimile. Gente di ogni età, ceto e condizione sociale. Nessuno a respirare, tranne quell’unico squillo di cellulare, che forse era di Dio che reclamava Maurizio per la gioia di averlo subito in Cielo. Sì, perché è solo il Cielo, in qualsiasi modo venisse inteso, che si conferma come luogo di festosa accoglienza e dimora eterna dei buoni. E Maurizio, come testimonia la folla che ha atteso fuori, al freddo, per salutarlo con un fragoroso applauso, era una persona buona. Chi è buono oggi in questo mondo e come noi, anche i più corrotti da questa infelice umanità, possiamo ritenerlo tale? Quali titoli abbiamo per dirlo? Nessuno. Noi non ne abbiamo, ma i buoni sì. E si vedono a mille miglia. Essere al servizio della gente . Specialmente, di quella umile e bisognevole. Manifestarsi sempre umili anche quando si è potenti, semplici anche quando si è intelligentissimi, ignoranti anche quando si è colti, poveri anche quando si è benestanti. Si è buoni così. E, ancora, quando si compie semplicemente il proprio dovere. Nel lavoro, con la presenza costante, il fare onesto e l’agire competente. Nella società, con comportamenti sinceri e leali nei confronti delle persone e delle istituzioni. Nella famiglia, restando sempre accanto a moglie e figli, amandoli tutti e guidandoli verso le migliori e più sane mete. Maurizio Ferrara, l’avvocato preparato, lo studioso di leggi e ordinamenti, la persona prestigiosa sin dal cognome, il fortissimo direttore della Camera di Commercio, era tutte queste cose insieme. Era, soprattutto, un uomo innamorato della sua sposa, legatissimo alla famiglia, fratelli e nipoti compresi, innamorato pazzo dei figli. Il primo dei due, il maschio che fa l’avvocato e mostra di amare questa professione, di quel grande padre ci ha parlato in chiesa con un discorso bellissimo, che ha fatto piangere di lacrime vere i presenti. Era un figlio esemplare di quella nobile donna, che, dopo aver assistito fino all’ultimo respiro, nella infinita trasferta crotonese, il figlio Franco, noto intellettuale, è costretta a subire quest’altro immane dolore. Dopo questa morte così ingiusta di Maurizio, colpisce la compostezza e la dignità con cui tutti i familiari hanno manifestato il proprio dolore. Sembrava di vedere lui, sempre dignitoso, equilibrato, riservato, educato, anche nelle più difficili circostanze. La Messa è finito, un’altra lunga folla lancia il suo abbraccio ai congiunti. Lui ancora deve restare per questo altro lungo sincero saluto. Poi, nel silenzio di una sera che non è inverno e non è primavera, il letto di legno che lo accoglie viene deposto nell’automobile che non è la sua. Un altro minuto ancora per vederlo illuminato dall’interno. Poi, lentamente si muove. La moglie abbraccia i figli con tenerezza infinita e, dietro di lui, s’incammina nel dolore che non sfiorisce, ma che il primigenio amore rinnova“.

Franco Cimino