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‘Don F.Caporale’ Wanda Ferro consegna lettera a Giorgia Meloni

La missiva fa riferimento, in particolare, alla composizione delle strutture speciali, che non dovrebbero vedere l'inserimento di consiglieri comunali, assessori e sindaci


L’on. Wanda Ferro ha consegnato alla presidente di FdI Giorgia Meloni, ieri mattina a Catanzaro per il suo tour elettorale (APPROFONDISCI QUI), una lettera redatta da alcuni componenti del direttivo del Centro studi politico-socialiDon Francesco Caporale” su alcune tematiche care all’associazione.

La missiva fa riferimento, in particolare, alla composizione delle strutture speciali, che non dovrebbero vedere l’inserimento di consiglieri comunali, assessori e sindaci al fine di favorire pericolosi ‘scambi elettorali’, e l’adozione di un sistema di progressiva diminuzione dell’uso del contante come contrasto alla criminalità organizzata.

Di seguito il testo integrale della lettera e la foto del momento della consegna.

Egregia On.le Giorgia Meloni, La Calabria è chiamata al voto per il rinnovo della Presidenza e del Consiglio regionale il prossimo 26 gennaio. L’attenzione che rivolge costantemente alla nostra regione, grazie anche al rapporto di stima e fiducia che la lega alla nostra parlamentare Wanda Ferro, ci fa confidare in un cambio di prospettiva: è arrivato il momento che la Calabria sia inquadrata nella adeguata considerazione nazionale da parte di tutti i livelli istituzionali. Speriamo, inoltre, che questa anomala campagna elettorale possa essere spersonalizzata per consentire ai calabresi-elettori di concentrarsi sul dibattito vero capace di incentrarsi sulle questioni chiave del mancato sviluppo della Calabria che continua a pagare gli errori e l’egoismo di una classe politica famelica e priva di spessore etico e morale. Il nostro auspicio è che il voto dei calabresi sia libero, sebbene siamo consapevoli che – soprattutto a causa delle elevate percentuali di disoccupazione e le criticità economico-sociali che rallentano lo sviluppo – la politica clientelare che sfrutta il bisogno delle persone rappresenta una incrostazione culturale difficile da aggredire. Ma la determinazione e il coraggio con cui è intervenuta nella costruzione delle liste dei candidati al Consiglio regionale per Fratelli d’Italia nell’area centrale della Calabria ci mettono davanti ad una realtà nuova, quasi inaspettata in queste latitudini: il rispetto di un rigore etico e morale che l’ha spinta a dire tanti ‘no’ per mettere in piedi un progetto innovativo poggiato sulle gambe di uomini nuovi, o di figure di esperienza impeccabili. Quello che le chiediamo per continuare assieme in questa linea del rinnovamento è una presa di posizione anche per il giorno dopo la vittoria del centrodestra: basta transfughi, basta politici chiacchierati, basta sindaci, assessori e consiglieri comunali impiegati dalla Regione basta posti nelle strutture speciali barattate per voti come posti di lavoro. Chiudiamole queste strutture speciali, e se così non potrà essere si lasci il posto a giovani e capaci laureati che possibilmente non si siano candidati alle elezioni comunali. Anche questo serve per ‘liberare’ il voto e restituire la speranza in un cambiamento possibile. Gli elettori calabresi sono cittadini e non sudditi, e da persone libere di rivendicare e ottenere i propri diritti che per troppo tempo sono stati spacciati per favori devono essere rispettati. La libertà intesa come indipendenza economica passa dall’impegno nella lotta alla ‘ndrangheta: dobbiamo molto e ringraziamo le forze dell’ordine ed in particolare il Procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, ma molto dipende da noi, dalla capacità di cogliere l’invito ad occupare gli spazi vuoti liberati dalla legge per costruire la società del cambiamento all’insegna della legalità e della trasparenza. Tra gli strumenti a disposizione per centrare questo obiettivo riteniamo – da sempre – si possa annoverare l’introduzione nel nostro Paese del sistema “cashless”. Un sistema dove non circolano più monete e banconote, che vede peraltro in prima linea Paesi come la Svezia e la Danimarca, non è solo un modo utile per ridurre l’evasione fiscale e quindi l’economia sommersa ma, il tracciare tutti i pagamenti vuol dire prioritariamente contrastare i traffici economici illeciti di tutte le mafie. L’idea è quella di abbinare alla flat tax l’abolizione del contante. Questo per due ragioni: l’attuazione della flat tax, sic et simpliciter, comporterebbe, in un primo periodo, un minore gettito fiscale ( dai 60 miliardi di euro come paventa il Mef o una cifra che si aggira tra i 12 e i 15 miliardi come sostiene il Governo) e, quindi, una diminuzione di entrate con la conseguente riduzione di alcuni fondamentali capitoli della spesa pubblica (quali sanità, scuole, assistenza sociale, ect). Di contro l’abolizione del contante secondo i calcoli di una ricerca curata da “THE EUROPEAN HOUSE – AMBROSETTI” soltanto in termini di recupero del gettito, grazie al riemersione di un pezzo dell’economia con l’aumento della quota dei pagamenti elettronici a livello della media Ue, i conti pubblici italiani vedrebbero un recupero di entrate pari a 40,8 miliardi di euro l’anno. Il passaggio al sistema cashless , inoltre, comporterebbe un enorme risparmio in termini di costi per la produzione della carta moneta. Per dare un’idea: il contante costa 133 euro l’anno per abitante, le carte di credito non arrivano a 11 euro. (con un guadagno per le casse dello stato di 4.758.00.000 euro l’anno solo considerando la popolazione in età attiva di 15-64 anni -39 milioni, il 64,3% del totale- secondo i dati Istat) Il Procuratore Gratteri, nei mesi scorsi, a proposito ha dichiarato: “Fosse per me farei sparire il contante. Più sarà possibile tracciare i soldi e più si eviterà lo sfruttamento del lavoro nero e del riciclaggio. I ministri passano, noi rimaniamo con le nostre idee e i nostri principi”. Onorevole Meloni, prenda a cuore le nostre sollecitazioni se vuole combattere con concretezza la mafia, la ‘ndrangheta il malaffare diffuso, la corruzione, e aiutarci a tutelare i nostro figli, lasciandoli liberi di lasciare la propria terra secondo una scelta consapevole e non perché costretti, e lasciando loro anche la possibilità di tornare per costruire qui il proprio futuro. Il compito della buona politica è anche questo”.

Per il Comitato direttivo CSPS Don Francesco Caporale

Massimo Maruca, Fulvio Scarpino, Paolo Antonino, Maria Ferrise, Alberto Tiriolo, Francesco, Saverio Macrina