Gettonopoli e la narrazione della Calabria di nuovo da Giletti

Si è parlato ancora di Catanzaro nella puntata di questa sera di Non è l'Arena. L'ex consigliere comunale Celia rilancia: dimettetevi tutti

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    di Alessia Burdino

    Catanzaro torna protagonista a Non è l’Arena. Il programma, in onda su La7 e condotto da Massimo Giletti, si è occupato, anche, stasera della città capoluogo. La lente di ingrandimento del talk era finita sui Tre Colli dopo il caso Gettonopoli. Una prima puntata era stata segnata dallo scontro al vetriolo tra il giornalista e il presidente del Consiglio Comunale Marco Polimeni (che non è indagato), in una seconda puntata la diatriba si era consumata in collegamento telefonico. Nella puntata di stasera ospiti in studio sono stati la giornalista di Catanzaroinforma Giulia Zampina, l’ex consigliere comunale Fabio Celia (uno dei cinque dimissionari all’indomani della bagarre televisiva) Salvatore Barbagallo, l’imprenditore vibonese attivo nel ramo delle trivellazioni e realizzazioni di pozzi, divenuto testimone di giustizia, Alessandro Cecchi Paone, Antonio Di Pietro.

    La puntata parte dalle parole di Giorgio Bocca sulla Calabria – il paradiso perduto – continua con il riepilogo delle puntate precedenti, il passaggio su Lino Polimeni (la cui posizione si è rivelata, sin dall’inizio, molto dura rispetto ai vertici politici alla guida del Comune e della coalizione di centrodestra) e la presentazione degli ospiti. A partire dalla giornalista Giulia Zampina che ha scritto all’Ordine dei Giornalisti di appartenenza di Giletti e Cecchi Paone per denunciare la narrazione – a suo dire – sbagliata dei fatti. I toni si accendono subito. La giornalista chiarisce che l’operazione Rinascita Scott nulla c’entra con Gettonopoli e ammonisce Giletti per non aver fatto da filtro alle parole dell’imprenditore Barbagallo che, a sua volta, si scaglia contro la politica “assente” sulle sorti della Calabria. Ma Cecchi Paone e Giletti incalzano la giornalista calabrese sulle ragioni della sua istanza all’Ordine. Che insiste sulla narrazione dei fatti e sulla mancata contestualizzazione del frame mandato in onda nella seconda puntata dedicata a Catanzaro, quella per intenderci del presunto “suggerimento” al presidente del Consiglio Comunale, Marco Polimeni. Il clima si surriscalda. Cecchi Paone attacca ferocemente Giulia Zampina che invita il giornalista a consentire all’interlocutore di rispondere. Di Pietro getta acqua sul fuoco ma tuona contro Cecchi Paone etichettando alcuni atteggiamenti come poco educati. Dure le parole di Barbagallo sulla “sulla politica – dice  – e su una parte di Magistratura”. La puntata prosegue, quindi, con l’intervento di Fabio Celia che spiega ciò che la Magistratura contesta e la mancata previsione nel regolamento di orari per i consiglieri comunali. “Io mi vergogno di far parte del Consiglio Comunale più indagato d’Italia” – tuona Celia che, approfitta della tv, per lanciare l’invito agli inquilini di Palazzo de Nobili di dimettersi. Celia attacca il sindaco, “salva” Polimeni per averci messo la faccia a difesa del Consiglio. Viene chiesto al consigliere di quale partito fa parte, Celia risponde: “Fare per Catanzaro, centrosinistra” (due giorni fa il consigliere aveva comunicato l’abbandono del movimento). Dopo la stretta di mano come segno di riappacificazione tra Cecchi Paone e Di Pietro, è l’ex magistrato a prendere la parola incalzato dall’osservazione di Giletti sulla scarsa partecipazione dei calabresi alla manifestazione a sostegno del Procuratore Nicola Gratteri. “Giletti, non ci deve lasciare soli. Non si dimettono per il Piano Regolatore e per Agenda Urbana” – tuona Fabio scagliandosi contro i consiglieri comunali ancora in carica.

    Replica Giulia Zampina: “le dimissioni sarebbero state un atto di dignità se vi foste dimessi il 13 dicembre (giorno dell’ avviso di conclusione delle indagini relative al funzionamento delle commissioni consiliari). La puntata va avanti con il servizio dell’inviato di Non è L’Arena, Danilo Lupo. Il primo consigliere “avvicinato” dal giornalista è Giuseppe Pisano che sceglie il silenzio. Poi c’è Eugenio Riccio che ribadisce che le risposte saranno date ai giudici il 5 e, quindi, solamente dopo alla stampa. E’ il turno di Manuela Costanzo. Quindi si torna in studio. “Le dimissioni di Celia e degli altri consiglieri – sostiene Giulia Zampina – sono arrivate il tempo di una campagna elettorale (le regionali)”. “Sul piano politico sono meglio le dimissioni “meglio tardi che mai” – dice Di Pietro. Che aggiunge: CI potranno essere 10, 100, mille Mani pulite ma sarà difficile cambiare l’Italia”. Il microfono di Lupo arriva a Sergio Costanzo che difende il “ruolo” del consigliere comunale che, a volte, si ritrova a dover accompagnare i cittadini nei vari settori del Comune.  “Un indagato non è un condannato, ma sul piano politico il discorso è diverso” – aggiunge Di Pietro. Il servizio dell’inviato va avanti con l’inviato che cerca di raggiungere il sindaco. La storia di Antonino De Masi, l’arrivo in studio di Giovanni Benvenuto, l’imprenditore dello Zibibbo. La sua è la storia di un ritorno. Di un giovane che torna in Calabria per fare impresa. L’attenzione della trasmissione torna sull’inchiesta Gettonopoli. Sul caso di Tommaso Brutto. Quindi la parentesi dedicata a Catanzaro volge al termine con l’appello di Celia a Giletti: “Non abbandoni Catanzaro”.

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