Gratteri: “La gente sogna la liberazione della Calabria” fotogallery

Il procuratore capo di Catanzaro intervistato a La7: “Mele marce in magistratura? Poche ma ci sono. Chi ha detto il falso ha tentato di ostacolare il mio lavoro”

Il sostegno popolare? “Non ci penso proprio”, ma “mi gratifica il fatto che negli ultimi anni migliaia di calabresi e non solo credono in me, migliaia di calabresi mi sostengono, migliaia di persone spontaneamente hanno manifestato davanti al tribunale senza che a convocarle siano state una sigla sindacale, o un partito, o una associazione. Si sono ritrovate spontaneamente perché sperano, perché sognano la liberazione della Calabria”.

Così il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, ospite della trasmissione “di Martedì” condotta da Giovanni Floris su La7, ha parlato della manifestazione tenuta a Catanzaro a sostegno del suo lavoro e di quello delle forze dell’ordine.

Gratteri è stato intervistato, oltre che da Floris, dai giornalisti Alessandro Sallusti, Marco Damilano, Ilaria D’Amico e Pietro Senaldi. 

I quali a Gratteri hanno contestato, innanzitutto, le storture di una cultura “manettara” e il protagonismo di alcuni magistrati. “Io penso che non ci sia una cultura manettara – ha risposto Gratteri – penso invece che ci sia un po’ l’idea dell’impunità, cioè chi ha potere non vuole essere controllato. Chi gestisce potere, chi di fatto manovra idee e pensieri, pensa di essere al di sopra delle leggi, quindi quando c’è qualcuno che vuole osservare e fare rispettare i codici diventa un manettaro, una persona che tarpa le ali alla democrazia”.

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Sallusti ha incalzato il procuratore sul tema delle ingiuste detenzioni, chiedendogli se “mille arresti ingiustificati all’anno siano una cifra fisiologica o piuttosto un problema”. Per Gratteri si tratta di dati fisiologici, e anzi ha contestato al direttore del Giornale di avere come modello gli Stati Uniti, un paese in cui “tanta gente innocente muore sulla sedia elettrica, e si salva solo chi confessa”.

A Gratteri è stato quindi chiesto, a proposito dell’operazione “Rinascita-Scott”, come si possano arrestare 330 persone avendo nozione completa dei motivi che portano all’arresto di ciascuno di loro. Il sospetto, è stato contestato, è che si tratti di grandi operazioni in cui si fa mattanza delle garanzie individuali, in cui si tira una rete e per acchiappare tutti.
Il procuratore di Catanzaro ha ricordato che l’indagine “nasce a maggio del 2016, gli arresti sono del dicembre 2019, ci hanno lavorato almeno 300 carabinieri per 2 anni e mezzo quasi tre, ci sono cinque pubblici ministeri che hanno scritto una richiesta di misure cautelari di 13500 pagine e un gip che ha impiegato un anno e mezzo per scrivere l’ordinanza. Nel frattempo – per rendere conto del tempo trascorso – sono morti 10 indagati per cui abbiamo chiesto la misura cautelare”.

Alla domanda di Ilaria D’Amico sul fatto ci siano state molte critiche dopo l’operazione “Rinascita-Scott”, Gratteri ha risposto che evidentemente lui e i suoi uomini stanno “lavorando bene”. Una sorta di “molti nemici, molto onore”, secondo Ilaria D’Amico, che Gratteri non ha respinto, rimarcando piuttosto come “le mele marce hanno cercato di ostacolare il mio lavoro”. Mele marce, ha precisato, che non sono rappresentate da chi critica il suo lavoro, ma “da chi dice cose false”.

Rispondendo ad una domanda di Floris sulla magistratura, Gratteri ha affermato che “il 99% dei magistrati in Italia sono persone oneste. C’è qualche mela marcia, come in tutte le categorie, cambiano solo le percentuali, non esiste una categoria in Italia o nel mondo immune da fenomeni corruttivi, ma tendenzialmente la magistratura è sana”.

E sulla sfiducia che alcuni nutrono nei confronti della magistratura, Gratteri ha rimarcato che “in Italia c’è molta ignoranza, a volte basta avere un telefonino in mano e si pensa di essere colti, in realtà si è solo informati in parte, la cultura è un altro conto. C’è poca conoscenza, c’è sempre l’idea di sospettare e parlare male dell’altro, e questo porta a non credere ai servitori dello Stato”.

Gratteri ha quindi risposto alle domande sul rapporto tra mafia e politica. “Negli ultimi anni – ha detto il procuratore – la mafia è molto più arrogante e in certi posti si è sostituita alla politica, mettendo in campo i propri candidati. Una volta erano i mafiosi che andavano a casa del politico a chiedere il posto di lavoro per la vedova del figlio ucciso, o il rinvio del militare, oggi sono i candidati che vanno dai mafiosi a chiedere pacchetti di voti in cambio di appalti o di altri benefici. Il rapporto è cambiato perché il politico è presente sul territorio solo pochi mesi prima delle elezioni, il capo mafia è presente 365 giorni all’anno sul territorio, dà risposte – drogate, sbagliate, clientelari – ma dà risposte, mentre la politica è assente e non dà risposte”.

Da un lato quindi la forza della ‘ndrangheta – “l’unica mafia presente in tutti i continenti, presente in modo ormai sistematico in Piemonte dal ’75, in Lombardia, in Emilia Romagna, radicata perché ha un sistema clone, con lo stesso brand e con le stesse regole che valgono in ogni parte del mondo – dall’altro la scarsa qualità della classe dirigente: “purtroppo i professionisti affermati o la gente colta non si impegnano in politica – ha detto Gratteri – hanno paura di sporcarsi o di rimanere invischiati, ma spesso, non sempre, ci sono dei mediocri o dei faccendieri che entrano in politica per fare affari, per fare business, per gestire potere”.

Senaldi ha incalzato Gratteri sulla capacità dei magistrati di condizionare la politica e decidere i destini di uomini politici coinvolti a volte ingiustamente in inchieste. Gratteri ha replicato sostenendo che l’obiettivo di un magistrato non è quello di “azzoppare” il politico, e ha invitato, rispetto a “territori in cui la ‘ndrangheta controlla il respiro e il battito cardiaco” della società, in cui è difficile vivere ed amministrare, a distinguere reati come l’abuso d’ufficio o la turbativa d’asta, dall’associazione a delinquere di stampo mafioso.

Sollecitato dai giornalisti, Gratteri ha raccontato i retroscena della sua mancata nomina a ministro della Giustizia del Governo Renzi. “Io ho incontrato Renzi per la prima volta la sera prima che andasse da Napolitano, me lo ha presentato Delrio che conoscevo da quando era sindaco a Reggio Emilia. Abbiamo parlato per oltre due ore e mezza nella stanza di Delrio. Renzi era eccitato e mi faceva domande per conoscere il mio pensiero. Mi ha proposto di fare il ministro della Giustizia, inizialmente ho risposto di no, ritenendo il ruolo incompatibile con il mio carattere decisionista, ma poi ha insistito dicendomi di volermi dare carta bianca, la possibilità di cambiare tutti gli uomini al ministero, e che si sarebbe seduto al mio fianco per fare approvare le riforme che proponevo.  Io avevo in testa la rivoluzione dei codici, e a quel punto ho detto sì. Il giorno dopo torno in Calabria, nel pomeriggio mi chiama al telefono Delrio e mi passa Renzi, il quale mi comunica di avermi inserito nell’elenco dei 16 ministri, e mi chiede di non tirarmi indietro. Io rispondo di essere un uomo di parola e, se mi conferma carta bianca sulle riforme di cui abbiamo parlato la sera prima, dico di procedere. Quando ho visto che la porta non si apriva ho detto ‘staranno litigando per me’ ed effettivamente così è stato. Io ho fatto un sospiro di sollievo, chi mi vuole bene dice che devo accendere due candele a Napolitano ogni mattina”.

Senaldi ha chiesto quindi a Gratteri se “non pensa che gli è stato detto di no proprio per la sua libertà e per il fatto di non avere idee politiche”, e il magistrato ha risposto con un eloquente “penso alla prima che ha detto”.

Gratteri ha quindi spiegato che la sua idea di riforma della giustizia prevede “modifiche strutturali” come la rivisitazione della geografia giudiziaria d’Italia: “Ci sono 250 magistrati fuori ruolo che non fanno i magistrati, ogni 20 chilometri un tribunale che non si chiude, in Sicilia 4 corti d’appello”.

Gratteri ha quindi stigmatizzato il dibattito sulla prescrizione, mentre nessuno presenta un progetto, un articolato di legge, per velocizzare i processi: “Le Camere penali italiane – ha ricordato – hanno fatto 5 giorni di sciopero per un solo articolo, quello sul processo a distanza, che è stato preso dal mio articolato e approvato in un disegno di legge del ministro orlando. Una proposta che fa risparmiare 70 milioni di euro all’anno di spese vive, elimina il rischio che il detenuto possa evadere, e toglie 10 mila uomini dai servizi di traduzioni e trasferimenti per consentirgli di fare trattamento penitenziario nelle carceri”.

Sallusti ha quindi chiesto a Gratteri se sarebbe entrato in un governo Salvini o Berlusconi con le stesse garanzie? Il magistrato ha risposto “certamente sì, avendo carta bianca”. “A me interessa modificare il codice penale, il codice di procedura penale, l’ordinamento penitenziario in maniera tale che il processo funzioni, affinché i processi si celebrino e i detenuti condannati stiano in carcere”, ha detto ancora Gratteri. “Io non sono né di destra, né di sinistra né di centro – ha aggiunto – non è che se parlo con Salvini dico A e se parlo con Zingaretti dico B. Io dico sempre A”.