Porte sbattute ed urla nel reparto di Pediatria a Lamezia Terme

Intervento dei carabinieri, ma nessuna denuncia è stata sporta per riportare la calma

Toni concitati, qualche porta sbattuta ed urla oltre i decibel consentiti, e ieri nel reparto di Pediatria diretto da Mimma Caloiero nuovo campanello d’allarme sul rapporto complesso in essere tra utenza dell’ospedale “Giovanni Paolo II” e personale sanitario che si trova a dover operare sotto organico, e sotto stress come diretta conseguenza.

Sono infatti dovuti intervenire i carabinieri, ma nessuna denuncia è stata sporta, per riportare la calma dopo che la madre di una piccola paziente chiedeva risposte più celeri da parte del personale, impegnato con dedizione a dover assicurare assistenza tanto agli utenti interni al reparto che a quelli arrivati dall’esterno per visite e consulenze.

Una situazione di tensione che già in passato si era vista in altri reparti, e comune a tanti altri presidi calabresi, che torna ad essere un richiamo  per la sanità calabrese, con quella del lametino alle prese con una coperta fin troppo corta: il dissesto dichiarato a dicembre dalla terna commissariale che guida attualmente l’Asp di Catanzaro ha di fatto bloccato la via di nuove assunzioni, e quelle promesse in precedenza dai decreti commissariali firmati da Cotticelli ancora non hanno visto compimento; c’è una rete ospedaliera che in ogni presidio (oltre a Lamezia Terme l’Asp di Catanzaro gestisce anche i presidi di Soveria Mannelli e Soverato, ognuno con specifiche esigenze) chiede attenzione, ma ogni spostamento di personale per “tappare falle” da un ospedale all’altro o crea disservizi in quello di partenza, o richiede un esborso ulteriore economico all’azienda (vedi convenzione firmata con l’Asp di Vibo Valentia per inviare personale al pronto soccorso del nosocomio che serve tutto il Reventino).

Di contro c’è il lavoro del personale che, come nel caso proprio della Pediatria lametina, si trova anche a rivedere i propri turni o chiedere ausilio ad altri reparti attigui per riuscire a offrire adeguata assistenza. Quando non si ci riesce si è costretti ad alzare bandiera bianca, e testimonianza sono i servizi ambulatori di varie specialità chiusi all’esterno tra il 2019 ed il 2020 proprio per carenza di personale all’interno del Giovanni Paolo II.