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Marito violento condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione

Una storia triste e dolorosa lunga 15 anni. Lei arrivata da un Paese dell’est, lui, militare della Guardia di Finanza che sembra il marito perfetto, il porto sicuro dove trovare riparo dopo tante traversie. E invece nessuna favola e nessun principe azzurro. Solo un  uomo che si trasforma in un orco.

Ad un certo punto lei ha trovato la forza di denunciare e all’uomo a gennaio 2019 era stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari. Erano state serrate le indagini degli uomini del Commissariato di Catanzaro Lido, allora guidato dal vicequestore Giacomo Cimarrusti, al punto che oggi adl F.C., 71 anni di Cropani, è stata comminata la condanna L’ennesima fine di un amore violento si è conclusa con l’applicazione della condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione e a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. 

L’imputato potrà appellare la sentenza e cercare di modificare l’esito di fronte ai nuovi giudici, ai quali potrà essere chiesta una nuova valutazione dei fatti e delle contestazioni.

“Grazie a chi mi ha ascoltato, – racconta la donna rappresentata in giudizio da Sergio Lucisano –  a chi non ha perso tempo, a chi ha verificato velocemente ciò che raccontavo, restituendomi fiducia nel mondo. Già nel 2009 i carabinieri della stazione di Cropani avevano fatto quanto era in loro potere per assicurare a me e mio figlio un po’ di sicurezza e serenità. Ma purtroppo quell’uomo violento e prepotente non si è fermato davanti a niente. Ma non si sono fermati neanche i poliziotti del Commissariato di Lido che mi hanno accolta, ascoltata e con determinazione hanno posto fine ad un incubo”.

L’INCUBO INIZIA NEL 2003“Dal 2003, al 2006, mio marito. Non mi faceva uscire, e dovevo stare a disposizione di mio marito, per quanto riguarda esigenze personali e sessuali, usandomi a convenienza come un oggetto. Mi ha vietato per diversi anni di tronare a casa per rivedere la mia famiglia, solamente nel 2007 mi ha accompagnata in Romania per rinnovare i miei documenti. A gennaio del 2008, mia madre si è trasferita in Italia, ed è venuta ad abitare nei pressi di Sellia Marina. Anche in questo periodo, mi ha vietato di incontrarla, tenendomi rinchiusa in casa senza farmi uscire . Sono stati quotidiani i comportamenti violenti di mio marito nei miei confronti, che per futili motivi mi picchiava e mi maltrattava. Già nel 2009 avevo  presentato denuncia in merito, e per questo state ritirate delle armi che lui custodiva in casa”.

LE MINACCE DI MORTE. “In questo frangente, dopo gravi minacce di morte subìte, sono stata costretta a ritirare la querela, anche perché avevo mio figlio ancora di tre anni. Nello stesso anno, mio marito mi ha concesso il di andare a lavorare di notte. Ricordo che comunque mi minacciava quotidianamente di non far sapere a nessuno che stessi lavorando altrimenti mi avrebbe ammazzata perché non si doveva sapere che la moglie di un militare lavorava. I soldi guadagnati, erano gestiti solo da lui  per le sue esigenze, dovevano essere utilizzati esclusivamente per fare la spesa, e non per soddisfare le mie esigenze personali, alle quali purtroppo non provvedeva neanche lui. Per comprare le sigarette infatti, o per comprare qualcosa per me, ero costretta a raccattare monete di qua e la, o fare qualche lavoro extra di nascosto”