Poniz (Anm) a Catanzaro: visita Csm è un segnale di attenzione

Il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati: "Indagini su magistrati sintomatico di come lavorino senza limiti nè ostacoli"

“Un segnale di attenzione ad un distretto molto complesso per la particolarità delle situazioni sociali e giudiziarie”. Così il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Poniz ha commentato la visita della prima Commissione del Csm negli uffici giudiziari di Catanzaro – oggi si sono concluse le audizioni – a margine di una iniziativa sulla tutela dei diritti costituzionali nelle carceri organizzata dalla presidente della sezione di Catanzaro dell’associazione, Giovanna Mastroianni, alla quale ha preso parte la presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia.

Poniz

“La nostra presenza in contemporanea a Catanzaro è solo una coincidenza, fortunata, ma è il segno che tanto l’Associazione nazionale magistrati quanto il Consiglio superiore della magistratura sono consapevoli della peculiarità del vivere e lavorare a Catanzaro”, ha detto ancora Poniz, che non ha voluto commentare le inchieste che riguardano magistrati ora trasferiti ad altra sede: “Non sono qui a parlare di questo, ma dei magistrati che sono in servizio nel distretto, che lavorano in condizioni difficili e con i quali vogliamo fare una riflessione, oggi e domani.

Oggi una riflessione culturale, domani parleremo delle loro condizioni su cui la magistratura è molto sensibile. Su quello che è avvenuto non ho titolo per intervenire, il Csm ha fatto le proprie valutazioni e sono certo che le ha fatte per il meglio”. Le inchieste sui magistrati rischiano di minare la fiducia nei cittadini nei confronti dell’istituzione?

“Io credo che la dovrebbero invece rafforzare perché significa che i magistrati lavorano senza limiti e senza ostacoli – ha risposto il presidente dell’Anm – e il fatto che si sia indagato in tutte le direzioni vuol dire che la magistratura sa fare benissimo il proprio lavoro e i cittadini devono essere sereni in relazione al fatto che i magistrati non hanno templi protetti e che sono in grado di restituire verità ad ogni ambito in cui indagano. Questo deve renderci fiduciosi”.