Coronavirus: intervista allo chef catanzarese in quarantena. “Lunedì sarò a Catanzaro, accoglietemi con il sorriso!”

Non vedo l’ora di tornare alla realtà e fremo dal desiderio di poter riabbracciare la mia famiglia.

Manca davvero poco e finalmente Paolo Dodaro e la sua famiglia termineranno i giorni di quarantena al Policlinico Militare “Celio” di Roma. Dopo quattordici lunghi giorni, il giovane chef catanzarese, sua moglie Susan e il loro bambino Antonio di soli otto mesi, rientreranno in Calabria. L’abbraccio che lunedì li scalderà sarà speciale, perché non solo lo chef potrà ritrovare i suoi cari ma perché potrà far conoscere per la prima volta Susan e Antonio alla sua famiglia.

Scontato dire che, a Roccelletta di Borgia, fervono i preparativi per la calorosa accoglienza: culla e giochi per il piccolo Antonio sono già pronti, ma non solo. Solo tre giorni e 600 km di distanza e poi Paolo, premiato in Cina come Ambasciatore del Food Fashion Design, potrà sedersi a tavola a gustare un buon piatto di spaghetti al sugo, rigorosamente piccanti. In questa intervista Paolo ci racconta le emozioni che lo accompagnano in queste ore, le paure dei giorni passati, il desiderio di voler già essere a casa, perché niente è più prezioso che poter riabbracciare chi si ama, e quello di essere accolto con un grande sorriso.

Paolo, ormai mancano pochi giorni e potrai finalmente riabbracciare i tuoi cari. Quali emozioni ti stanno accompagnando in queste ore?

Non vedo l’ora di tornare alla realtà e fremo dal desiderio di poter riabbracciare la mia famiglia. All’inizio di questa lunga avventura è prevalso il sentimento di paura, una volta arrivato qui in Italia la mia preoccupazione è stata legata all’angoscia dello scorrere del tempo ma le emozioni di queste ultime ore sono tutte positive. In questi giorni di quarantena con la mia compagna abbiamo pensato molto al nostro passato, al futuro, abbiamo letto, giocato con il piccolo Antonio, fatto sport, ora però è arrivato il momento di poter ritornare a vivere e riabbracciare il mondo.

susan e paolo

Qual è la prima cosa che ti piacerebbe fare uscito dal “Celio”?

Mi piacerebbe chiudere gli occhi ed essere già in Calabria, seduto a tavola a gustare un bel piatto di spaghetti al pomodoro di quelli buoni che prepara mia madre. E da buon calabrese vorrei che fossero rigorosamente piccanti. Mi piacerebbe non dover percorrere 600 km di autostrada per tornare a casa, ma vorrei poter essere subito a Catanzaro, a fare una passeggiata sul lungomare e prendere un buon caffè con gli amici.

Molte persone in quarantena hanno preferito non esporsi, tu e la tua famiglia, al contrario, avete voluto raccontare a tutti quello che state vivendo, perché?

Per me è molto importante dare testimonianza di quello che stiamo vivendo, perché credo che il pregiudizio sia più brutto del virus. La gente deve sapere come stanno le cose, non bisogna tacere. Posso capire le paure di chi non si è voluto esporre e per questo li rispetto, ma io ho voluto raccontare tutto, per far capire che non devono avere timore di noi perché stiamo bene. Io ho parlato chiaramente, se il mio messaggio verrà recepito o meno non lo so, ma almeno ci ho provato.

Lunedì sarai qui a Catanzaro, come vorresti essere accolto?

Con un grande sorriso! Vorrei che tutti guardassero me, Susan e Antonio con un sorriso di gioia, niente facce strane! So già che nella mia casa a Roccelletta di Borgia è tutto pronto per accoglierci. Sarà la prima volta che la mia famiglia incontrerà mia moglie e mio figlio e non vedo l’ora di farglieli conoscere. Se abbiamo deciso di tornare in Italia è perché per noi la cosa più importante è la crescita di nostro figlio e la vicinanza e la serenità della persone che amiamo. Non c’è niente di più prezioso di questo e noi lo abbiamo capito anche grazie a quest’esperienza.