“Rivalutiamo i vicoli storici con targhe scritte nel nostro dialetto”

Potremmo citare per esempio ‘A Grecìa , ‘U Carminu, I Coculi, ‘A Filanda ecc.., dove sono nati i primi insediamenti e quindi i primi rioni

Recentemente è stata posta la targa con su scritto “Zingarello” in largo Prigioni, uno scorcio molto suggestivo e importante della città, dove si può godere la vista, nella parte più interna, della torre del castello. Abbiamo apprezzato – scrivono Anna e Stefano Veraldi molto l’iniziativa da parte del Comune, anche se la scritta in dialetto e cioè ‘U Zingareddu apparirebbe molto più originale. 

Allora sì che potrebbe rappresentare un segno più evidente delle nostre tradizioni e un rafforzamento della nostra identità. E la stessa proposta sarebbe indicata anche per altri vicoli storici, quasi tutti localizzati nel centro. Potremmo citare per esempio ‘A Grecìa , ‘U Carminu, I Coculi, ‘A Filanda ecc.., dove sono nati i primi insediamenti e quindi i primi rioni.

Non mancano vicoli ancora più storici come quelli del quartiere Gagliano che andrebbero anch’essi valorizzati e accompagnati soprattutto da un’attenzione particolare riguardo la manutenzione di strade e di tutte le strutture. Vogliamo ricordare che il dialetto rappresenta la nostra etichetta, le nostre radici e può essere il mezzo che può riconoscere tutto: i soprannomi, i rioni, le località, perché è l’espressione della nostra comunità. E’ lo strumento che meglio esprime sentimenti, valori, culture, speranze, con cui ripercorrere i sentieri della memoria.

Possiede una forza espressiva e descrittiva genuina che scaturisce dal suo verismo e ha spronato autori e poeti calabresi come Achille Curcio e oggi catanzaresi come Mario Martino, Enzo Colacino e altri ancora, tutti molto bravi che ci deliziano con i loro versi. E allora cosa aspettiamo per creare qualcosa d’originale che possa essere da esempio in tutta la Calabria e anche nell’intera Italia?