Processo da rifare per foreign fighter condannato a Catanzaro, Cassazione: “Manca soglia minima di punibilità”

Le motivazioni alla base della sentenza che ha annullato con rinvio lo scorso dicembre la condanna inflitta a 4 anni e sei mesi inflitta a Mehdi Hamil

La condotta del condannato “pur possedendo una valenza altamente sintomatica della contiguità del ricorrente con gli ambienti dell’estremismo islamico collegati – tenuto conto della natura di reato di pericolo concreto dell’art. 270-quinquies cod. pen. e della necessità di acquisire la prova di comportamenti rilevanti sul piano materiale -, non consentono di ritenere superata la soglia minima di punibilità richiesta dalla norma incriminatrice”.

Con queste parole la Corte di Cassazioneha  motiva la decisione di annullare con rinvio la condanna a 4 anni e sei mesi di reclusione all’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni e alle spese di mantenimento durante la custodia cautelare inflitta dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro al 29enne marocchino Medil Hamil difeso dall’avvocato catanzarese Francesco Iacopino.

Il giovane,  processato con l’accusa di essere un foreign fighter ovvero un soggetto che si  autoaddestra ai fini di terrorismo, sarà quindi giudicato da una sezione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro diversa da quella che ha emesso la prima sentenza.

La decisione della Corte di Cassazione risale allo scorso dicembre. Ora ne sono disponibili le motivazioni.

I giudici della suprema Corte hanno ritenuta fondata una parte dei motivi di ricorso del legale. In particolare quella in cui Iacopino parlava di “violazione di legge e vizio di motivazione” della sentenza impugnata  “sprovvista di un percorso argomentativo che desse esaustivamente conto degli elementi probatori legittimanti il giudizio di responsabilità nei confronti di Mehdi Hamil, formulato senza tenere conto del fatto che le sue condotte erano ispirate da intenti esclusivamente ideologici, rispetto ai quali privi di univocità dovevano ritenersi gli elementi indiziari richiamati nella sentenza impugnata, da cui non emergevano collegamenti tra il ricorrente e le fazioni terroristiche in esame”.

La Suprema Corte  accogliendo di fatto queste considerazioni ha sottolineato tra l’altro che  “appaiono fondate le censure difensive relative all’assenza di rilievo indiziario della programmazione dei viaggi in Belgio e in Turchia, dai quali non è possibile ricavare alcuna indicazione utile a confermare l’inserimento di Hamil nel contesto jihadista posto a fondamento del giudizio di responsabilità censurato”.