Cittadinanza onoraria a Gratteri, Comune Firenze modifica un passaggio della mozione

Dopo perplessità delle Camere Penali. Variazione nel passaggio delle indagini in corso "Per evitare ogni fraintendimento"

Con le Camere penali “nessuna polemica” ma “un confronto costruttivo: da parte nostra abbiamo deciso di emendare l’atto nel passaggio relativo alle indagini in corso, come loro avevano osservato, per evitare ogni fraintendimento”.

Così a Firenze, la presidentessa della commissione consiliare Politiche per la promozione della legalità del Comune, Alessandra Innocenti, dopo una lettera aperta al sindaco Dario Nardella da parte del presidente della Camera penale di Firenze, avvocato Luca Bisori. Nella lettera a Nardella la Camera penale contestava parte delle motivazioni contenute nella mozione per l’attribuzione della cittadinanza onoraria al magistrato Nicola Gratteri.

“Il nostro obiettivo – afferma sempre Innocenti – è una città unita a supporto di una figura così importante”. L’attribuzione della cittadinanza onoraria, precisa Innocenti, è “un atto simbolico ma concreto per dare un segnale forte come Comune contro ogni forma di criminalità organizzata. Un modo perché si tenga alta l’attenzione su un tema che ha visto Gratteri in prima linea da anni e che tocca da vicino la nostra città, che porta ancora i segni della terribile strage dei Georgofili”.

Gratteri, continua la presidente, “è un emblema del contrasto alla ‘ndrangheta. Crediamo quindi importante conferirgli un riconoscimento che valorizzi il suo impegno, è un modo per esprimere vicinanza e sostegno a lui e a tutti i servitori dello Stato e ben si inserisce nelle attività del Comune di Firenze”.
In particolare la Camera penale di Firenze contestava un passaggio nella premessa della mozione in cui si affermava che “il dottor Gratteri”, procuratore della Repubblica di Catanzaro, “nella notte tra mercoledì 18 dicembre 2019 e giovedì 19 dicembre 2019 ha guidato una mega-operazione che ha smantellato le cosche di ‘ndrangheta del Vibonese ricostruendo legami e affari tra imprenditoria, politica e massoneria deviata, che ha permesso l’arresto di oltre 330 persone”.

“Debbo esprimere la ferma contrarietà della Camera Penale di Firenze a questa improvvida iniziativa”, aveva scritto il presidente della Camera Penale, Luca Bisori, nella sua lettera sottolineando che “a scanso d’ogni equivoco: non viene minimamente in discussione la persona del dottor Gratteri, fedele servitore dello Stato e magistrato di riconosciute capacità”. Ma, ha puntualizzato Bisori, “quel che sorprende è che la politica reputi doveroso schierarsi al fianco di quel magistrato nel corso (ed anzi, all’inizio) di una specifica indagine, quasi a voler ratificare con le forme solenni dell’onorificenza cittadina l’indiscutibile ‘verità’ di una imputazione la cui fondatezza, come vuole la Costituzione, dovrà essere sottoposta ad un giudice e vagliata nel contraddittorio con la difesa, secondo le regole proprie dello Stato di diritto“. “Sconcerta, insomma, l’idea sbrigativa ed illiberale della giustizia penale che sottende la proposta di mozione, in cui i principi di garanzia ed il diritto di difesa sono accidenti trascurabili, forse anche impicci fastidiosi: una idea in cui ogni accusa si apre e si chiude con gli arresti, applausi, sipario (e complice chi non applaude)”.

“A nessuno – aveva anche argomentato la Camera penale fiorentina – è consentito dubitare della necessità che lo Stato difenda con fermezza i cittadini dalla pervasività mafiosa: ma in uno Stato di diritto questi scopi si perseguono senza alterare gli equilibri costituzionali che regolano il cruciale rapporto tra libertà e autorità, tra potere coercitivo dello Stato e diritti fondamentali della persona”. Inoltre, “non vorremmo indulgere al sospetto che l’iniziativa sia animata dall’urgenza di mettere cappello sui meriti di una operazione di sicuro risalto mediatico, secondo le sperimentate cadenze del giustizialismo populista: ma certo, quel sospetto è ben alimentato dalla mancanza di qualsiasi ragione di speciale legame tra i sicuri meriti professionali di Gratteri e Firenze”. e “il paradigma di magistrato-eroe delle folle plaudenti, cui la mozione ammicca senza infingimenti, è sideralmente lontano dal modello di magistrato che vuole la Costituzione”.(ANSA).