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Tangente sul fotovoltaico: sei indagati (NOMI)

Le persone coinvolte, tra i quali l'ex vicepresidente del consorzio Comalca Maurizio Vento dovranno rispondere a vario titolo di reati fiscali, corruzione e truffa

Sei avvisi di conclusione indagine sono stati notificati dai militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, su disposizione della procura della Repubblica presso il tribunale del capoluogo calabrese. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di reati fiscali, corruzione e truffa. Il provvedimento emesso all’esito di una vasta attività investigativa coordinata dal procuratore capo della repubblica Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto Giancarlo Novelli e dal Sostituto procuratore Pasquale Mandolfino.

Gli indagati sono: Maurizio Vento nella sua qualità di vice presidente pro tempore del Comalca , Gianfranco Bulzomato, Vincenzo Bulzomato, Elio Bulzomato, Antonietta Morello e Ermanno D’Ippolito.

L’inchiesta denominata “Dirty Energy”, coordinata dalla procura di Catanzaro, è scaturita da una denuncia per truffa presentata da un imprenditore avellinese, il quale ha riferito di essere stato raggirato da una società del Vibonese che, mediante la presentazione di una falsa garanzia, aveva ottenuto un’ingente fornitura di pannelli fotovoltaici senza provvedere al relativo pagamento. Le attività investigative delegate ai finanzieri del gruppo di Catanzaro, oltre a fare emergere l’iniziale ipotesi di truffa, hanno evidenziato altre condotte delittuose.

Maurizio Vento
maurizio vento

In particolare, è emerso che  tre persone, originarie del Vibonese avrebbero contattato Maurizio Vento, all’epoca vice presidente del Cda del Comalca consorzio pubblico, operante nel settore ortofrutticolo, al fine di stipulare con lui un accordo teso a far ottenere, in cambio di denaro, l’appalto per la realizzazione di un impianto fotovoltaico del valore di circa 1.300.000 euro, a beneficio di una societa’ amministrata, di fatto, da loro stessi. La procedura successivamente adottata per la scelta dell’impresa realizzatrice, a seguito dell’accordo collusivo, sarebbe risultata totalmente difforme dalle disposizioni di legge vigenti in materia di appalti, in quanto mirata esclusivamente ad affidare la realizzazione dell’impianto all’impresa controllata dagli stessi corruttori. Il pubblico ufficiale, in cambio del suo apporto, avrebbe ricevuto la somma di 21.000 euro, celata dietro una presunta fittizia cessione di beni. Successivamente, i pagamenti elargiti dal consorzio pubblico, come corrispettivo per la realizzazione dell’impianto, sarebbero finiti nelle tasche degli stessi corruttori, mediante un giro di fatture false tra imprese a loro riconducibili.