Quantcast

‘Io donna del Sud, oncologa per causa di forza maggiore al Nord, ora temo per la mia terra’

In un momento così difficile l'insolito appello per un 8 marzo partcolare, arriva da una giovane dottoressa catanzarese che lavora a Milano e racconta queste concitate giornate

La dottoressa Burgio è una donna che ha scelto di abbracciare con amore la professione di medico-oncologo che svolge presso l’Istituto San Raffaele di Milano. Una scelta che l’ha portata lontano da casa, dai suoi affetti, dalla sua amata città di Catanzaro e che oggi dalla Lombardia appare ancora più lontana. E in occasione di questo 8 marzo insolito per tutti gli italiani, l’appello della dottoressa Valentina Burgio, donna e professionista di un delicato campo medico, può far riflettere e tanto.

in questo momento temo molto di più per la mia terra

Questa notte di fuga incontrollata dalle zone rosse della nostra penisola ha messo potenzialmente più in pericolo la Calabria, che se si dovesse trovare a gestire un’emergenza Covid-19 di grandi dimensioni, sarebbe in seria difficoltà: “Nonostante in Lombardia la situazione sia critica, in questo momento temo molto di più per la mia terra – ha raccontato la dottoressa – Qui tra mille problemi si sta riuscendo a gestire l’emergenza nei reparti di terapia intensiva e in quelli che sono stati sventrati per ospitare i pazienti sofferenti per il virus, la sanità qui non è piagata come in Calabria e paradossalmente ho paura che l’incoscienza delle persone che questa notte hanno deciso di rientrare al Sud possa mettere in difficoltà il sistema sanitario calabrese.”

“Il rischio per i miei pazienti, come per molte altre persone, è dovuto al fatto che sono immunodepressi.

In questo momento più che mai occorre essere responsabili, mettere da parte l’egoismo e pensare anche all’altro, a chi è potenzialmente più a rischio. Bisogna proteggere le persone più fragili, pazienti come quelli di cui la dottoressa si prende cura tutti i giorni nel suo reparto: “Il rischio per i miei pazienti, come per molte altre persone, è dovuto al fatto che sono immunodepressi. Nel reparto in cui lavoro stiamo invitando i nostri pazienti a portare i dispositivi di protezione individuali nei luoghi pubblici affollati che in questo momento possono essere anche le sale d’attesa dell’ospedale – ha spiegato –  In questa emergenza tante attività si sono fermate ma quelle legate al campo medico devono andare avanti e così anche le sale d’attesa possono essere luoghi potenzialmente pericolosi, anche noi medici abbiamo il dovere di tutelare la loro salute e stiamo utilizzando i dispositivi di protezione.”

“Non capisco la fretta di tornare a casa, non la comprendo

Proteggere è questo quello che dovremmo fare tutti. Prendersi cura dei più deboli con atteggiamenti razionali e fare scelte oculate: “Non capisco la fretta di tornare a casa, non la comprendo, nessuno ha detto ai fuori-sede che non torneranno nelle regioni di provenienza, ma semplicemente si chiede loro di limitare il rientro nei luoghi in cui ancora l’emergenza non c’è – ha proseguito – Non capiscono che così facendo stanno mettendo a rischio il loro affetti.”

Non era nei miei progetti lasciare Catanzaro, quando sei anni fa ho conseguito la specializzazione speravo di poter trovare il mio piccolo posto lì e continuare a casa quello che avevo imparato negli anni di studio, mi sono laureata e specializzata a Catanzaro

Fa male lasciare quella che la dottoressa ama definire terra d’amore, in tanti come lei lo hanno fatto per inseguire un sogno di vita ed ora fa ancora più male pensare di dover stare più del solito lontani da casa:“Non era nei miei progetti lasciare Catanzaro, quando sei anni fa ho conseguito la specializzazione speravo di poter trovare il mio piccolo posto lì e continuare a casa quello che avevo imparato negli anni di studio, mi sono laureata e specializzata a Catanzaro e lì avrei voluto proseguire la mia strada. Non è stato possibile e con coraggio sono andata via dalla mia terra d’amore.” In momenti delicati come questo occorre ritrovare proprio quel coraggio, tenere duro e capire che quello che ci viene chiesto non è un sacrificio: “Non vivete questo come un sacrificio, non è mai un sacrificio quello fatto per il bene degli altri, è un atto dovuto. Torneremo presto dai nostri cari ma dobbiamo avere un po’ di pazienza – ha spiegato – Mi auguro che la fuga dal Nord si arresti, che sia stata una spropositata e ingiustificata reazione iniziale ma che si fermi qui – ed infine ha concluso – Da medico e da calabrese chiedo a chi è arrivato giù di rimanere in quarantena: sono convinta che, se vogliono bene alla loro famiglia, non possono non voler bene alla Calabria intera e proprio per questo faranno di tutto per proteggerla.”