Quantcast

Coronavirus, una giovane calabrese che vive fuori lancia l’hashtag #IoNonTornoAlSud

L'accorato appello social: "Il modo migliore per aiutare la nostra terra, stavolta, è stare lontani"

“Io e la mia valigia questa volta non partiamo. #IoNonTornoAlSud

Chi l’avrebbe mai detto?” Così inizia su Facebook il post di Rosanna Grano una giovane calabrese che vive fuori dalla Calabria e che lancia un monito ai calabresi affinché non rientrino  al Sud per questi giorni.

Eppure è così.

Questa volta l’unico modo per aiutare la nostra terra è non tornare.

Siamo quelli degli abbracci, dell’accoglienza, dell’ospitalità. Siamo quelli del sole e del mare, del cibo buono e dell’aria pulita.

Siamo quelli che hanno preso in mano una valigia, ci hanno chiuso dentro speranze, ambizioni, scelte dolorose e cuori impavidi nonostante le circostanze, e sono partiti.

Ci siamo messi alla ricerca di un posto che potessimo chiamare casa, anche se casa non sarebbe mai stato perché casa è una sola.

Abbiamo condiviso spazi comuni con coinquilini improbabili, abbiamo imparato a muoverci in città con i tram, le metro, gli autobus (e non “pullman”, come li avevamo sempre chiamati prima).

Abbiamo fatto da Cicerone agli amici e ai parenti che ci venivano a trovare, sentendoci più grandi e più indipendenti. Salvo poi ammettere a noi stessi di sentirci un po’ soli la domenica, quando i pranzi in famiglia ce li facevamo raccontare al telefono o con i video su WhatsApp.

Siamo sempre noi, quelli che hanno affollato le università dell’Italia e del mondo con schiere di parenti e amici, tutti arrivati per festeggiare i nostri successi. Per dirci che sì, i nostri e i loro sacrifici erano valsi a qualcosa.

I sacrifici, nostri e loro.

Anche per loro, genitori, nonni, parenti vari, non sarà stato semplice accettare la distanza. Eppure, ci hanno sostenuto, moralmente ed economicamente. Ci hanno inviato senza sosta negli anni gli ormai famosi pacchi da giù, riserve di cibo per loro, testimonianza di amore per noi.

Un amore che, come è nella nostra natura, abbiamo diffuso e condiviso, tra tutti gli amici meno fortunati di noi, che al Sud non avevano nessuno che potesse mandargli la conserva, le salsicce, o un pacco di biscotti (per dovere di cronaca, dobbiamo ammettere che qualcuno ha anche mandato da giù bottiglie d’acqua o pacchi di pasta, come se in città non ci fossero i supermercati o “gli alimentari”).
Siamo lontani, alcuni di noi anche da molti anni. E sentiamo sempre, ancora, che la nostra casa è “gggiù”. Sarà sempre così.
Però adesso non è il momento di farsi prendere dalla malinconia di casa, dalla paura di non poter tornare, dal bisogno di stringere forte le persone che amiamo di più.

Un nostro abbraccio ora non è un gesto d’amore. Tutt’altro.

Non avere la febbre, sentirci in salute, non tossire, credere di non essere mai entrati in contatto con persone affette da coronavirus, non è sufficiente per dire di non essere stati contagiati.

Solo il tampone potrebbe dircelo. C’è un’emergenza, una serissima emergenza. Dobbiamo essere responsabili. Potremmo essere noi, giovani, sani, e sconsiderati, il veicolo del contagio.

Serve un atto di responsabilità. Nei confronti di chi amiamo, nei confronti di chi ci ha sempre sostenuto e ci ha permesso di diventare grandi e indipendenti altrove.

Il tempo e le circostanze ci chiedono di fare un grande atto di coraggio e di responsabilità. Forse il più forte atto di coraggio e di responsabilità che siamo mai stati chiamati a fare nei confronti della società e poi anche delle nostre piccole grandi comunità che dal Sud ci portiamo dentro ovunque nel mondo.
Non torniamo a casa, non ora. Diamo una speranza alla nostra terra, alle persone che amiamo, all’Italia intera di uscire da questa emergenza. Fermiamoci un attimo. Ritorniamo ad avere lucidità e pazienza.
Torneremo a casa quando potremo. Come abbiamo sempre fatto.

Teniamo vuote e chiuse le nostre valige, conserviamole. Nessun panico: siamo tutti insieme. Seguiamo le indicazioni del Ministero della Salute, rispettiamo i divieti. Diamo un segnale di ringraziamento anche alle città e ai posti che ci hanno accolto e sono diventati la nostra seconda casa. Per un giorno, un anno o una vita.
Abbiamo ogni strumento per non sentirci soli. C’è internet, ci sono i telefoni, le serie tv, le foto, le dirette, le storie.

E ci sono i social. Raccontiamolo questo sforzo. Fatevi una foto con le vostre valige vuote e chiuse con l’hashtag #IoNonTornoAlSud

Il Sud ci ringrazierà. Noi italiani vinceremo contro il #coronavirus”.