Ma cos’è questa (Unità di) crisi …

C’è grande fermento intorno all’Unità di crisi istituita da Jole Santelli per fronteggiare l’emergenza coronavirus. C’è chi invoca l’uomo forte e chi si autopropone. Intanto il virus …

Ci sarebbe bisogno come il pane di unità di intenti, in questi giorni passati a computare i bollettini del contagio, arrivando a rimpiangere i momenti in cui simile attenzione era rivolta all’andamento dello spread. Come tutto è relativo.

Il virus avanza senza fare rumore, ed è proprio questo a fare paura. Avere a che fare con un nemico che non ha frontiere, non parla alcuna lingua e aggredisce quando meno ce lo si aspetta. Il governo, i governi, fanno quello che possono, tutti ben conoscendo quanto siano inadeguate le misure prese in un solo territorio per fronteggiare una minaccia che passa inosservata e inosservante su decreti, circolari e note esplicative. Tanto che l’unico rimedio ampiamente riconosciuto sta nella condivisione dal basso della strategia di contenimento, nel senso di responsabilità da parte di tutti, nella risposta condivisa delle strutture sanitarie del territorio, nella tenuta del senso civico, nella costruzione della rete di solidarietà che va sviluppandosi in ogni dove.

Di fronte a questa evidenza, nella speranza che intervenga qualche espediente tecnologico – un farmaco, un vaccino, non sarebbe la prima volta e mai dire mai –, rispunta qua e là l’aspettativa dell’uomo forte che da solo risolva tutto. L’aspirazione non conosce livelli amministrativi né ambiti territoriali. Da giorni era partito il battage mediatico che invoca Guido Bertolaso come commissario straordinario all’emergenza coronavirus. Questo mentre tutto il governo Conte, il Dipartimento di protezione civile compreso l’Istituto superiore di sanità sono in prima linea a organizzare, programmare, lottare contro l’avanzare dell’infezione. C’è da dire che è lo stesso Bertolaso a far sapere che non era il caso, per diversi motivi che non è necessario qui ribadire.

Qui invece fa gioco intervenire sulla richiesta che viene rivolta direttamente alla presidente della giunta calabrese Santelli da parte del Forum delle Associazioni catanzaresi – un gruppo di nove aderenti nella estesa platea di associazioni – che, ricordando la grave situazione che potrebbe presentarsi a breve, invoca «una figura decisionista e competente: riteniamo perciò che Guido Bertolaso, grazie ai suoi trascorsi e alle sue ottime relazioni romane, corrisponda a tali requisiti. Considerato che la sanità calabrese è già al collasso di suo, invitiamo Jole Santelli ad essere perentoria e celere nell’accogliere l’indicazione che qui – al di fuori di ogni colore politico – ci permettiamo di suggerire per il bene dei calabresi. Non c’è tempo da perdere, né possiamo pensare di affidare una tale criticità a chiunque, finora, non è stato in grado di assicurare nemmeno le mascherine agli operatori sanitari che quotidianamente, ed in eroica solitudine, stanno affrontando un’emergenza per la quale non hanno ricevuto alcun supporto, alcuna indicazione».

Questo avviene in contemporanea all’ordinanza della stessa presidente nella quale è «istituita l’Unità di crisi regionale presso la Protezione civile. L’unità di crisi regionale, attivata nella sede della Regione a Catanzaro, opera in stretto raccordo con la Sala operativa della Protezione civile regionale e prevede la partecipazione del presidente della Regione, del dirigente generale del Dipartimento regionale Tutela della Salute e Politiche sanitarie, del dirigente dell’Unità operativa Protezione Civile regionale del referente sanitario regionale». Ora, oltre al fatto che appare difficile che Bertolaso, rifiutando le lusinghe romane accetti l’incarico in Calabria, torna a essere evidente un tratto caratteristico della comunità politica e associazionistica calabrese: guardare sempre altrove per trovare la soluzione ai problemi interni, affidarsi a personalità di nome confidando in un loro impegno quotidiano che non è per nulla garantito, delegare il tutto alla figura mitica del “commissario” che tanti “lutti ha portato addusse agli Achei”, verrebbe da dire parafrasando il Poeta.

D’altra parte, c’è da dire che non tira buona aria per l’Unità di crisi istituita dall’ordinanza di Santelli, che è la stessa che ha presentato tre giorni fa il Piano operativo che proprio ieri è entrato nella fase attuativa con l’avvio di 400 nuovi posti tra intensiva e sub intensiva, per dire che proprio “niente di niente” non ha fatto. È fresca di stampa e di divulgazione una nota la cui firma è più lunga del testo in sé nella quale è scritto che «è opportuno che questa Unità di crisi sia irrobustita dalle migliori professionalità presenti in questo territorio dalle parti sociali e da quelle produttive, al fine di mettere in campo tutte le azioni che permetteranno alla nostra regione di farsi trovare pronta nel caso di un’improvvisa esplosione dell’emergenza». L’esortazione è firmata da Cgil Cisl Uil, Casartigiani, Cia, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti e Unindustria Calabria.

Per dire il vero, può darsi che l’auspicio delle parti sindacali e datoriali calabresi venga recepito da Santelli, poiché l’ordinanza si chiude con la precisazione che «l’Unità di crisi può̀ costituire gruppi di lavoro e/o tavoli tecnico/scientifici per le esigenze connesse alla gestione dell’emergenza e può̀ essere integrata con successivi provvedimenti, con altri soggetti istituzionali si rendesse necessario».

Intanto, il virus …