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Omicidio Gentile, per la Corte d’assise la provocazione ha pesato più della premeditazione

Rese note le motivazioni della sentenza con la quale la pena a carico di Sia è stata ridotta a 12 anni

Di Giulia Zampina

L’attenuante della provocazione fu più importante della premeditazione. Questo almeno secondo per i magistrati ed i giudici popolari della seconda sezione della Corte d’Assise di Catanzaro, presieduta allora da Marco Petrini, sostituito in sede di estensione delle motivazioni dal consigliere a latere Fabrizio Cosentino, che hanno deciso sulla condanna da infliggere a Nicholas Sia, riconosciuto colpevole dell’omicidio di Marco Gentile, suo coetaneo, avvenuto ai giardini di San Leonardo il 24 ottobre del 2015.

La condanna, ricordiamo, fu fissata a 12 anni. I giudici hanno dato rilevanza ai comportamenti vessatori a cui il Sia era stato sottoposto nei giorni precedenti il delitto dallo stesso Gentile. La provocazione , sempre secondo i giudici, fa cambiare il peso delle accuse sulla bilancia del giudizio. I fattori ambientali come la rabbia per le vessazioni subite, le umiliazioni, la fragilità, hanno gravemente condizionato Sia, se pure si riconosce che abbia ucciso per banali motivi.
La Procura ha già annunciato ricorso. Le parti civili sono state rappresentare in giudizio da Alessio Spadafora, Antonio Ludovico, Antonio Lomonaco, Arturo Bova.