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Giunta regionale: i problemi di Jole Santelli

Ci sarebbe da approntare una giunta regionale, possibilmente prima di mercoledì. D’accordo che ci sono cose più urgenti, però un governo alla Calabria serve. O no?

Cittadella, abbiamo un problema. I calabresi, qualcuno ha sentito dire a – o ha letto di – Corrado Alvaro, “vogliono parlati”. Modestissimamente aggiungeremmo che vogliono essere governati. Meglio che insubordinati – perché quando c’è da adempiere a doveri non sono secondi a nessuno – nell’indole mantengono un certo scetticismo di fondo rispetto alle soluzioni preordinate, soprattutto quando dall’alto giungono direttive che impongono senza spiegare, si prospettano loro situazioni precostituite senza possibilità di discussione: diktat, più che proposte.

Dal “Palazzo” regionale per eccellenza, la cosiddetta Cittadella, nomignolo temporaneo che a confermare la regola è diventato definitivo, giungono di sguincio voci disparate. Di sguincio perché sono appunto voci. Disparate che si vorrebbe non mutassero di vocale, una “e” al posto della prima “a”.

C’è un certo disagio comunicativo da parte della presidente Santelli. Ha tutte le scusanti del caso. Nessuno certo pretende che, con l’emergenza in atto, la presidente si metta a ragionare in pubblico delle questioni relative alla giunta che di fatto non c’è. Nello stesso tempo, è difficile pensare che le questioni suddette non occupino parte consistente della sua giornata. Il problema esiste e va risolto possibilmente entro mercoledì mattina quando si insedierà il nuovo Consiglio regionale e sarebbe clamoroso che Santelli si presentasse da sola come il giudice di corte d’assise con due assessori a latere. Avendo avuto quasi sessanta giorni di tempo per aggiustare le cose.

Le cose stanno più o meno così: Santelli vuole dare un assessorato a ciascuna delle cinque liste che l’hanno aiutata nell’impresa, esclusa la sua proprietaria che è stata già soddisfatta. Diciamo che Fratelli d’Italia, un po’ per quarantena e un po’ per quieto vivere, non ha nulla da obiettare e ha già fatto sapere che con Fausto Orsomarso in giunta e Filippo Pietropaolo alla vicepresidenza del Consiglio sarebbe soddisfatta. Per non dire dell’Udc che, quatto quatto, avrà in Franco Talarico il suo rappresentante di governo.

La Lega … Beh, la Lega è un problema. Il segretario ha nominato Cristian Invernizzi segretario regionale e gli ha detto: sbrigatela tu. Invernizzi, bergamasco, ha devoluto graziosamente a tale Walter Rauti, giovane professionista lombardo ma di evidenti origini calabresi, nominato viceresponsabile nazionale per gli Enti locali. E ci risiamo con le nomine calate dall’alto e dal Nord, alla faccia della Lega nazionale. I leghisti nostrani non l’hanno presa bene: e che ci stiamo a fare qui noi? Da qui partono le ambiguità sui nomi e finanche sulle effettive pretese della Lega se è vero che il suddetto Rauti ha finanche paventato l’appoggio esterno del Carroccio. A meno che Santelli non ceda: due assessorati, o, a scelta, un solo assessorato e la presidenza dell’Assemblea. Anzi, per dirla tutta, Rauti avrebbe espresso anche la convinzione che Santelli e due assessori bastano e avanzano.

Casa delle Libertà. È un po’ il vaso di coccio in mezzo tra i consimili di ferro. Anzi, di plastilina. Perché è disposto ad adattarsi. E anche perché, alla bisogna, se è utile può essere considerato lista autonoma, o anche, alla bisogna, espressione di Forza Italia. Se entra in giunta, l’uomo adatto è Claudio Parente. Se le danno la presidenza è il più adeguato è indubbiamente Sinibaldo Esposito. Conosce i meccanismi, ha un discreto rapporto con tutti i gruppi.

Forza Italia. C’è un problema di uomini – e donne – e un equilibrio territoriale da preservare. Gianluca Gallo, il più votato, è nel novero dei quotati. Da Reggio reclamano rappresentanza, di cui si è fatto vivo portavoce Francesco Cannizzaro, deputato e coordinatore provinciale. E Catanzaro dove lo mettiamo? D’accordo che mette a disposizione la casa, ma gliele vogliamo dare le chiavi? O deve chiedere permesso per entrare?