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Operazione “Lucciole e lanterne”, gli indagati si avvalgono della facoltà di non rispondere

Gli indagati coinvolti in questo filone apparterrebbero ad una presunta associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Rita Laface, Antonio De Santis e Giuseppe De Santis, sottoposti alla misura dell’obbligo di dimora nell’ambito dell’operazione “Lucciole e lanterne” condotta dalla Squadra Mobile di Catanzaro e coordinata dalla Procura della Repubblica. Gli indagati, coinvolti nel filone dell’inchiesta relativo ad ipotesi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sono comparsi davanti al gip Teresa Guerrieri difesi dai loro legali di fiducia, gli avvocati Vittorio Ranieri (per Laface e Antonio De Santis) e Antonio Ludovico (per Giuseppe De Santis).

Secondo le ipotesi di accusa contestate dai magistrati titolari del fascicolo (i sostituti procuratori Debora Rizza e Graziella Viscomi, con il coordinamento del procuratore capo Nicola Gratteri e degli aggiunti Vincenzo Capomolla e Giancarlo Novelli), gli indagati coinvolti in questo filone apparterrebbero ad una presunta associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso l’organizzazione di matrimoni di comodo e la produzione di documentazione falsa.

L’avvio di intercettazioni ambientali e telefoniche da parte della Squadra Mobile del capoluogo diretta da Alfonso Iadevaia, avrebbe infatti fatto emergere l’esistenza di una vera e propria struttura organizzata, che tra i vari artifici utilizzati per il rilascio dei permessi di soggiorno, a favore principalmente di cittadini cinesi, ricorreva anche alla combinazione di matrimoni o convivenze fittizie con cittadini italiani, che si prestavano allo scopo in cambio di somme di denaro che si aggiravano tra i mille e i duemila euro.
In particolare Rita Laface, Antonio De Santis e Giuseppe De Santis figuravano quali richiedenti e proprietari di alloggi (in realtà riconducibili ad altri) per garantire il requisito della disponibilità di una abitazione ai cittadini cinesi richiedenti il permesso di soggiorno.

Nell’ambito della stessa operazione una seconda ordinanza di custodia cautelare ha raggiunto quattro persone, indiziate del reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Tra queste un poliziotto in servizio presso la Questura di Catanzaro, finito ai domiciliari.