Coronavirus e comunicazione istituzionale. Santelli, così non va

Troppo scarni i bollettini diramati dall’Ufficio stampa, mentre la presidente predilige i talk nazionali, dribbla le testate regionali e accentra la diffusione dei dati giornalieri

Anche nella Sars-Co-2, come in ogni storia di malattia diffusiva ed espansiva, accanto agli aspetti più propriamente clinici ed epidemiologici del decorso non tardano a manifestarsi gli effetti collaterali della terapia messa in atto, o, se si vuole, il suo follow-up, la ricaduta sulle esistenti o preesistenti trame di vita collettiva. Ormai lo pensano e lo dicono tutti – tutti coloro, beninteso, ai quali siamo disposti a concedere un minimo di credibilità e competenza – che, alla ripresa, poco o nulla sarà come prima. Però, gli effetti collaterali dettati dallo stato d’emergenza e del conseguente stato di eccezione, si vanno già manifestando.

La Stato sta mettendo a fuoco una manovra di intervento economico mai conosciuta prima. In precedenza, una serie di atti impositivi, sotto forma di decreti del presidente del Consiglio o di ordinanze dei singoli ministri, hanno portato, in conseguenza dell’emergenza sanitaria, a una sospensione di pochi ma fondamentali principi costituzionali, vedi la libera circolazione delle persone. Ma non solo questa. Nel complesso, si avverte un sovrappiù di autoritarismo che tutti siamo disposti ad accettare finché ne è palese la finalità di fare fronte a una emergenza inaudita, come d’altra parte già contemplato dalla nostra Costituzione. Beninteso, nella consapevolezza che lo stato di eccezione abbia un termine temporale ancora non definito, ma certamente non dilazionabile ad libitum.

Ad alterare in eccesso il tasso percepibile di autoritarismo, ancora comunque ricompreso nella eccezionalità della situazione e da essa giustificato, rientrano le numerose ordinanze emanate dall’inizio della crisi dai presidenti di Regione, e, per quel che ci riguarda più da vicino, dalla presidente della Regione Calabria, supportata da una serie di circolari, talora esortative ed esplicative, talaltra ordinative, del dipartimento alla Salute.

Si è notato che le ordinanze regionali si sono rivelate, spesso, più restrittive degli stessi decreti governativi centrali. Tradotto e attualizzato, ciò vuol dire che ogni qual volta Conte ha introdotto una misura di valenza 10, Santelli l’ha riprodotta in abbondanza, con valenza 10 + 1. “Chiudendo” comuni, impedendo entrata e uscita di confini regionali, imponendo chiusure generalizzate di fine settimana. Ciò si è tradotto in un sovraccarico di doveri su ogni cittadino calabrese che si è trovato compreso – compresso – nei limiti geografici dell’ordinanza. Vale a dire che l’imposizione – ripetiamo, esercitata a fini più che giustificati – da generale, nazionale, si è andata restringendo, focalizzando, personalizzando.

In netto contrasto con questa ottica da lente convergente, la strategia comunicativa della presidente Santelli ha invece privilegiato l’uso telescopico dell’informazione, offrendone una visione il più possibile lontana dal campo d’osservazione. Da quando la crisi da Covid-19 imperversa, e anche prima a dire il vero, non ha mai pensato di convocare, nei modi ormai diventati usuali, una conferenza aperta alle testate locali, mai come in questa occasione vicini allo svolgimento dei fatti, partecipi delle vicende ospedaliere e territoriali, canale oggi più che mai insostituibile di discernimento e selezione nella marea spesso incontrollata di input e suggestioni. L’ultimo suo contatto con la stampa regionale è avvenuto nel pomeriggio del 9 marzo, quando si è annunciata l’istituzione dell’Unità di crisi regionale per fronteggiare il Coronavirus. Anzi, l’incontro neanche c’è stato, perché Santelli ha elegantemente dribblato microfoni e taccuini per correre alla videoconferenza congiunta con gli omologhi nel corso della quale il presidente del Consiglio avrebbe preannunciato il suo primo decreto a tema. Viceversa, Santelli è costantemente presente sulle reti nazionali. Scelte sue, evidentemente dettate da una valutazione personale, e discutibile, di priorità e scala di rilevanza. Da parte di chi, probabilmente, non vuole tranciare del tutto il suo preesistente vissuto romano e nazionale.

L’ultimo passo di Santelli in campo comunicativo conferma i due traccianti prima individuati: l’autoritario e il centralizzato. Con una circolare del dipartimento Salute ha imposto il silenzio quotidiano alle singole Asp e ospedali. I bollettini riguardanti tamponi, positivi, ricoverati, intubati, deceduti, guariti e quarantenati sono di esclusiva pertinenza regionale. La giustificazione addotta è la necessità di uniformare i dati e renderli credibili. Ma mai come in questa occasione credibilità si coniuga con trasparenza e completezza. Gli scarni bollettini emessi dall’ufficio stampa della giunta non coprono il bisogno di conoscenza dei cittadini calabresi. I quali, se sopportano il sovrappiù di imposizione dettato dalle ordinanze regionali, hanno ben diritto di avere a disposizione non un sovrappiù di informazione rispetto al resto d’Italia, ma quanto meno una misura equiparabile. Soprattutto riguardo alla ricerca, al reperimento, alla disponibilità dei dispositivi di protezione individuale e dei presidi salvavita ospedalieri.