In una città deserta la speranza di ripresa per ora è affidata a librai, cartolerie e negozi per bimbi

Ecco come alcuni commercianti hanno vissuto il primo giorno di lavoro dopo la serrata di oltre un mese

La città continua ad essere deserta, ma a voler vedere il bicchiere mezzo pieno, quelle saracinesche che si rialzano dopo oltre un mese di serrata,  sono davvero il primo segno di speranza che qualcosa, piano e con cautela può cambiare.

Qualcuno passa dai negozi e dice “bentornate”, qualcun altro, che in questi giorni di chiusura totale è rimasto aperto dice al suo collega negoziante “finalmente non mi sento solo”.

Emozioni, sorrisi accennati, e anche qualche lacrima trattenuta, ma ancora tanta tanta paura e incertezza per ciò che non si conosce.

La paura non è più solo il contagio del virus, che è stato dimostrato che può essere  tenuto quanto meno sotto controllo, la paura è che la gente cambi le sue abitudini e che quello che manca davvero non sia solo il vaccino per il virus, ma gli anticorpi sociali che facciano da cuscinetto a tutta questa incredibile situazione.

Nel servizio curato da Giulia Zampina e Giuseppe Cristiano le prime sensazioni e le prime immagini delle attività che provano a ripartire. Quelle chiuse in fretta dall’oggi al domani e che stamattina hanno rialzato le saracinesche pur consapevoli che probabilmente perché i clienti ritornino come prima ci vorrà del tempo.

Ma forse oggi era più importante esserci, per se stessi, per la città, per dare una forma alla speranza.