Avvocati: “Non accetteremo l’applicazione pratica del nuovo emendamento”

Noi non ci stiamo, questo tentativo non ci vedrà mai corresponsabili

“Consapevole della dignità della professione forense e della sua funzione sociale mi impegno ad osservare con lealtà, onore e diligenza i doveri della professione di avvocato per i fini di giustizia e tutela dell’assistito, nelle forme e secondo i principi del nostro ordinamento”. Recita così il giuramento che ognuno di noi ha prestato ed a cui ha ispirato sin dall’inizio la propria missione difensiva.

Mai come oggi occorre rinvigorire tale giuramento visto e considerato che ci troviamo ad affrontare una emergenza senza eguali nella quale ahinoi è messo a repentaglio non solo e non soltanto il patrocinio difensivo quanto i diritti e le garanzie riconosciute dalla Costituzione a tutti i cittadini.

Il pericolo però non nasce solamente dalla preoccupante situazione sanitaria quanto dalle conseguenze che essa potrebbe produrre per l’assenza di una guida politica adeguata. Non siamo dovuti arrivare a tanto per renderci conto della miopia del Ministro della Giustizia, tuttavia continuiamo a doverci recare in trincea in ragione della preoccupante deriva che l’emergenza potrebbe produrre sul processo. Abbiamo contribuito a redigere con senso di responsabilità il protocollo delle udienze relative alle convalide ed agli interrogatori di garanzia ma non ci presteremo mai ad accettare l’applicazione pratica del nuovo emendamento all’art. 83 del D.L. 18/20, presentato in sede di conversione al Senato, che prevede l’applicazione del processo da remoto a tutti i processi.

Nel nostro Paese gli stati di emergenza hanno sempre prodotto risultati nefasti in tema di salvaguardia dei diritti tanto che in nome di questa o quella  particolare situazione di allarme sociale si è a più riprese assistito ad una inaccettabile e duratura compressione delle garanzie per indagati-imputati. Oggi tutto ciò non è accettabile posto che quello che si chiede altro non è che la smaterializzazione del processo, con tutto quello che ne consegue.

Gli imputati sono impossibilitati a partecipare di persona alle udienze che li riguardano, i giudici possono assumere una decisione anche sulla scorta di testimonianze assunte da altri giudici, non è consentito agli imputati detenuti di partecipare all’astensione anche allorquando la stessa è indetta per protestare su questioni che li riguardano in  prima persona, a tutto questo si aggiunge oggi il tentativo di celebrare il processo ognuno nel chiuso delle proprie case senza rispetto di nessuna norma procedurale.

Noi non ci stiamo, questo tentativo non ci vedrà mai corresponsabili, perché crediamo fortemente che anche nella situazione di guerra che stiamo vivendo ci sia la possibilità di adottare misure differenti ossequiose del codice di rito che consentano al contempo l’adozione di tutte le precauzioni necessarie alla tutela della salute di tutti le parti del processo. D’altronde a dimostrazione che ciò è possibile, ove voluto, basta vedere quanto già è stato previsto per i processi con scadenza termini che verranno celebrati “normalmente” adottando le giuste precauzioni.

E non ci vengano a parlare di necessità di ripresa dell’attività giudiziale perché gli unici a rimetterci come sempre sono gli avvocati che alla fine del mese non percepiscono alcuna comoda retribuzione e che si trovano nonostante tutto ad affrontare la quotidianità.

Continueremo ad avere senso di responsabilità ma mai abdicheremo al nostro ruolo e soprattutto mai rinunceremo ad indossare la nostra Toga.

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro, Avv. Antonello Talerico

 Camera Penale A. Cantafora di Catanzaro