Giovanni e Stefano e quel sogno di genitorialità avveratosi nonostante il Coronavirus foto

Figlio biologico dell'artista catanzarese, il piccolo è ancora in America, ma presto arriverà a Catanzaro circondato dall'amore delle famiglie

 

Ha il nome di un eroe greco, che ha ispirato l’opera monumentale scritta da Virgilio. Ma lui è ancora un esserino piccolo con poche ore di vita, ma tanta tanta speranza per il futuro per sé e per chi lo sta aspettando a braccia aperte.

Come Giovanni e Stefano, che hanno appreso la notizia della nascita del loro figlio tanto desiderato, solo nella notte italiana, ma non hanno potuto fare a meno di manifestare tutta la loro gioia sui social.

Il piccolo è figlio biologico di Giovanni, artista catanzarese e giovane imprenditore nel mondo della cultura.

Giovanni insegue il suo sogno di avere un figlio per 12 lunghi anni. Quattro anni fa, dopo tante ricerche ed infiniti contatti , trova l’aggancio giusto con un’agenzia statunitense, che, nel pieno rispetto delle leggi e assicurando tutte le garanzie che la circostanza richiede, accompagna Giovanni in questo percorso di paternità.

Intanto lui sulla sua strada ha incontrato l’amore.  Ha le sembianze, il cuore e l’animo di Stefano, con cui si unirà civilmente e che, ancor prima di mettere un sigillo legale al loro rapporto, abbraccia questo suo sogno.

Ed ecco che oggi, nel pieno di una guerra senza armi ma con tanto dolore, si apre una breccia di speranza nel futuro, che ha il sorriso di un bimbo e la forma di un amore. Perché  l’amore non ha e non potrebbe avere una forma predefinita dagli standard degli esseri umani. L’amore è ciò che si esprime, ed è ciò che Giovanni e Stefano hanno costruito fino ad ora e che da oggi dovranno imparare a cementificare.

L’emergenza Coronavirus ha impedito a Giovanni e Stefano di partire in tempo per veder nascere il piccolo, ma, entro i primi giorni di maggio, se le cose si manterranno negli standard, dovrebbero volare vero gli  Stati Uniti e riportare a Catanzaro il bimbo.

Per la felicità delle famiglie e delle nonne che, come da tradizione, hanno cucito tutto ciò che potevano.

Scarpette, lenzuolini, maglie. Perché per combattere contro le piccole, grandi guerre quotidiane, in un tempo in cui la pace è stata minata da un nemico invisibile, ci voleva anche  la fierezza di un piccolo e forte eroe e di ha avuto il coraggio di portarlo in questo mondo.