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Quarantena? Ecco cosa ci chiede la natura

L’idea “folle e rivoluzionaria” del medico e scrittore Natale Saccà

Oltre 2 milioni di persone contagiate nel mondo, oltre 250 mila deceduti. Almeno 200 paesi in quarantena: quasi la totalità della popolazione mondiale. Una tragedia e una grande sfida per l’essere umano.

Questo dramma ci ha costretti a restare in quarantena con conseguenze su cui mai avevamo avuto il tempo o la voglia di riflettere.  Crisi economica, modifica dei rapporti sociali e interpersonali, sistemi sanitari al collasso.

Si è verificato però anche un altro fenomeno su cui conviene riflettere.

C’è stato un forte calo dell’inquinamento nelle principali città come Roma, Parigi, Madrid, Berlino ma anche nella popolosa Cina. Uno studio della Bocconi ha evidenziato un netto calo delle polveri sottili nell’aria.

Delfini che si spingono sempre più verso riva, minilepri compaiono nei parchi a Milano. A Venezia le acque sono ritornate limpide tanto da lasciar intravedere la fauna marina. In Sardegna si vedono cervi e daini, prima confinati in lontani boschi. I cigni nuotano nei Navigli. Sembra quasi un segnale e un ammonimento della Natura alla ricerca di un migliore equilibrio con l’uomo.

Nel riflettere su questi fenomeni mi è venuta in mente una idea folle e rivoluzionaria. Alla fine di questa tragedia, una volta che ci siamo tutti rimessi in marcia, potremmo decidere di stare in quarantena per un periodo di 7 – 10 giorni ogni anno, magari in aprile. Tutti, cioè tutti gli stati del mondo, tutta la popolazione mondiale, per dare un po’ di sollievo e respiro alla natura. Forse è questo ciò che la Natura ci chiede

Natale Saccà