Coronavirus: “In poche ore i nostri 4 tamponi sono stati prima negativi, poi positivi a fasi alterne”

L'Odissea di Giovanni Ritrovato, oggi positivo perché costretto a trascorrere la quarantena con il figlio malato di Covid: "Ma Abramo dov'è stato?"

Dopo essersi autodenunciati e messi spontaneamente in quarantena prima dell’ordinanza del Sindaco, Giovanni Ritrovato e la sua famiglia, ormai chiusi in casa dal 17 marzo 2020, iniziano a perdere le speranze che questa fase di isolamento possa finire.
Dopo il tampone positivo del figlio Alfonso, infermiere del Pugliese del reparto Dialisi, per la famiglia Ritrovato, è iniziata una vera e propria Odissea fatta di tamponi, quarantene, ansie, timori e anche un po’ di risentimento nei confronti di chi avrebbe dovuto dimostrare maggiore vicinanza e non si è nemmeno degnato di fare una telefonata.

Oggi per il figlio, che ha trascorso una settimana in cui i sintomi del virus sono stati seri ed è guarito, un’ordinanza del Sindaco stabilisce che può tornare al lavoro. Lascerà, quindi, la casa per recarsi quotidianamente in ospedale dove lavora come infermiere. “Quello che mi preoccupa – spiega Ritrovato – è che dal primo giorno in cui siamo stati noi ad insistere per i secondi tamponi, proprio perché almeno io e mia nuora lavoriamo a contatto con il pubblico in una azienda ospedaliera, è proprio la comunicazione dei laboratori”.

A Giovanni, infatti, nel giro di poche ore hanno comunicato tre diversi esiti dei tamponi effettuati il giorno prima per il controllo del Covid-19 e successivamente, quattro giorno dopo, è arrivata un ulteriore comunicazione ufficiale, che dava una versione ancora diversa. “Non è possibile – racconta Giovanni – che quella mattina del 3 aprile un medico amico di mio figlio abbia chiamato per dire che tutti e quattro: io, mia moglie, mio figlio e mia figlia eravamo negativi perché non risultando nell’elenco dei positivi dovevamo essere necessariamente negativi. Poi un’altra telefonata comunica che solo mia moglie è positiva e io ed i miei figli siamo negativi. A quel punto decido di telefonare io stesso al laboratorio ed una dottoressa poco garbata, solo dopo insistenza, mi comunica che io e mia moglie siamo positivi ed i miei figli negativi. Una barzelletta. Dopo quattro giorni, poi, arriva la comunicazione ufficiale che solo mio figlio è negativo ed io, mia moglie e mia figlia siamo positivi. Ma stiamo scherzando? Se avessi deciso di mandare mia figlia a fare la spesa in quel frangente? Stiamo giocando con la vita delle persone”.

La famiglia Ritrovato continua ad essere “reclusa” da oltre un mese

Il 17 aprile hanno fatto tutti un altro tampone per accertare la positività e stabilire un’ulteriore quarantena, esame del quale hanno scoperto, casualmente, oggi l’esito. “Abbiamo letto sul giornale – ha aggiunto Ritrovato – ‘Su Catanzaro 5 positivi di cui 3 già noti‘. Mi sono detto: ‘Vuoi vedere che quei 3 siamo noi?‘. Ho chiamato il laboratorio e me lo hanno confermato. Siamo ancora positivi, senza sintomi, ma ancora reclusi da oltre un mese. Io devo ringraziare con tutto il cuore i miei meravigliosi vicini di casa che si sono profusi e prodigati per noi ogni giorno, disponibili sempre. Perché quando una intera famiglia è in quarantena e non può andare a prendere soldi al bancomat, come la fa la spesa? Con quali soldi? come sopravvive? Sono tutte domande che rivolgo al Sindaco Sergio Abramo che dal 17 marzo, giorno in cui ci siamo da bravi cittadini, autodenunciati, non ha mai fatto una telefonata per chiedere come stessimo, per sapere se avevamo bisogno di aiuto, non economico, perché grazie a Dio lavoriamo tutti, ma quando in queste circostanze non si può, chi si definisce Primo Cittadino deve mostrare la sua presenza per sapere se serve una mano. I soldi non crescono sugli alberi se non puoi andare a prelevare. La spesa non la porta nessuna fatina se non puoi prelevare i soldi e lui da Primo Cittadino si sarebbe dovuto preoccupare di noi. Invece ci siamo ritrovati a pesare sui nostri vicini di casa che non erano tenuti. Abramo si è chiesto tutto questo? Saputo che quattro persone con una accertata positiva al Covid-19, sarebbero state costrette a vivere sotto lo stesso tetto senza le dimensioni di una casa adeguate all’isolamento in una stanza, avrebbe dovuto, per noi e per quelli come noi, prevedere l’alloggio o di mio figlio o il nostro in un altro posto per evitare il contagio, invece eccoci qui tutti positivi noi tre contagiati da mio figlio che ora è guarito ed è costretto a rimanere qui con noi. Perché non ha fatto come in altre città e non ci ha separati?“.

Laboratori e punti interrogativi

Giovanni Ritrovato a questo punto, però, si pone un’altra domanda: “E se i nostri tamponi fossero sbagliati come è capitato in altri posti e situazioni? Sto leggendo tante notizie di questo genere in questi giorni. Non mi fido, dopo quattro versioni diverse. Secondo me stanno facendo un po’ di confusione al laboratorio, anche perché io in questo momento mi sento benissimo e sono in quarantena da 35 giorni. Quanto devo aspettare, un anno prima di uscire dall’isolamento? Sono perplesso e vorrei vederci chiaro e avere maggiori garanzie”.