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Coronavirus: Uici Catanzaro non si ferma, ma quanta fatica

Ci hanno tolto il contatto, che per noi è fondamentale

L’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti di Catanzaro è una di quelle associazioni che si è trovata di colpo a dover adattare il proprio modo di operare alle contingenze del momento senza, tuttavia, fermarsi un giorno. Oltre ad aderire con i propri volontari al servizio di spesa a domicilio per gli over 75, messo a punto dal CSV e dall’assessorato comunale alle Politiche Sociali, non ha fatto mai mancare l’assistenza domiciliare e l’accompagnamento ai suoi assistiti più fragili, così come il sostegno psicologico e la possibilità di riunirsi in audioconferenza. “La legge regionale n.17 del 31 maggio 2019 rappresenta per la nostra associazione un punto di svolta, perché favorisce, con interventi di trattamento e servizi specializzati, il riconoscimento e la tutela dei diritti delle persone con disabilità visiva – spiega Luciana Loprete, presidente dell’UICI di Catanzaro, raggiunta telefonicamente dall’ufficio stampa del CSV – Grazie a questa legge riusciamo a garantire l’assistenza domiciliare nei casi più difficili, nonostante il periodo che stiamo vivendo”. La sede operativa dell’associazione resta aperta, ma non al pubblico: qui, ogni giorno, gli operatori e i volontari vi si recano per l’organizzazione dei servizi, per rispondere alle chiamate di quanti vivono in paesi della provincia e avvertono il peso della solitudine, e non solo quello della propria condizione,  e per cercare di dare risposta alle esigenze più disparate che provengono dall’intero territorio, non solo dalla città capoluogo.

“Le moderne tecnologie ci consentono, in modalità “talkyoo”, di ritrovarci contemporaneamente ad un orario prefissato in audio conferenza, ma anche di condividere alcune attività, come il teatro, il libro parlato o l’audiofilm per riempire le giornate – continua la Loprete – Certo, non è la stessa cosa: noi eravamo abituati ad incontrarci giornalmente, a fare attività di laboratorio e a scegliere sempre pezzi nuovi da cantare come “coro dell’UICI”. Ma ci vuole un po’ di pazienza, e attendere che quest’incubo passi”. Di recente la Loprete ha anche preso parte all’incontro, in piattaforma online, che l’UICI nazionale ha tenuto con il ministro della Pubblica Istruzione Lucia Azzolina, alla quale sono stati dati alcuni suggerimenti per facilitare la didattica a distanza agli studenti con minorazioni visive: “Per gli studenti che hanno questo tipo di disabilità non è affatto semplice seguire la lezione e la relativa sintesi vocale in contemporanea –chiarisce a tal proposito la presidente dell’UICI – E’ per questo che ci siamo rivolti al ministro, affinché per tempo preveda l’adozione di libri di testo in braille o a caratteri evidenti con l’accordo degli editori, e figure professionali che sappiano utilizzare gli ausilii informatici di cui disponiamo e che sappiano fare da affiancamento agli studenti, in particolare ai maturandi.”

Ma quello che più manca in questo periodo di restrizioni è il contatto fisico, che per un non vedente rappresenta anche il principale mezzo di comunicazione: “Non possedendo il dono della vista, a noi sorge in maniera del tutto spontanea l’esigenza “tattile”, molto rischiosa in tempi di coronavirus – conclude Luciana Loprete – Ci è stata tolta la possibilità di fare la spesa, che per noi rappresentava un rito, anche perché conoscevamo gli scaffali degli alimenti a memoria, e sapevamo già dove trovare quello di cui avevamo bisogno. Ed è come se ci avessero privato del più importante dei sensi, che per noi è il tatto”.