La lettera che tocca il cuore: “Presidente Conte, ho lasciato morire mio padre da solo”

Non renda vano il sacrificio di tanti italiani che per rispettare le restrizioni hanno rinunciato a tutto

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri, Onorevole Giuseppe  Conte, Voglio innanzitutto ringraziarLa per il lavoro che sta facendo nel cercare di condurre l’Italia fuori da un’emergenza mai vista, dal secondo dopoguerra ad oggi.

Il Covid-19 ha rappresentato e rappresenta tuttora un’ecatombe straziante, raccontata dalle immagini di centinaia di cadaveri trasportati dai camion militari per essere cremati, senza nemmeno un saluto una carezza, senza alcun gesto di umana pietà.

Mi chiamo Francesco Merola ho 43 anni, sono originario di Staletti in provincia di Catanzaro, sono il terzo di cinque fratelli. Io e i miei fratelli abbiamo perso, in meno di otto mesi l’una dall’altro, entrambi i nostri amati genitori.

Il 13 luglio 2019 infatti, mentre mi trovavo all’estero per lavoro, moriva mia madre. Neanche a raccontarlo, ma non fu per nulla facile il rientro in Italia per darle il mio ultimo saluto.

Come se ciò non bastasse, otto mesi dopo, precisamente il 17 marzo 2020, mio padre veniva ricoverato presso l’ospedale di Catanzaro per una pancreatite acuta e dopo due settimane di grandi sofferenze, trascorse nel reparto di rianimazione, il 31 marzo 2020 si ricongiungeva in cielo con la sua adorata sposa. Come è facile immaginare, nel giro di soli otto mesi, io e i miei fratelli siamo stati costretti a riscrivere, per vie di un destino crudele, la pagina più buia della nostra vita.

La morte di nostro padre è stata ancora più straziante, più forte emotivamente, anche perché intervenuta in un periodo dominato dalle restrizioni imposte dal tristemente noto Covid-19.

Nello specifico, le disposizioni emanate dal Suo governo, per fronteggiare l’emergenza sanitaria in atto, hanno imposto e impongono tuttora forti limitazioni alla libertà personale di ognuno di noi. Tali restrizioni hanno impedito a me e ai miei fratelli di assistere nostro padre nell’ultima fase della sua vita. A me, In particolare, è toccata la sorte peggiore in quanto, essendo residente a Messina, non ho potuto neanche accompagnare mio padre nel suo ultimo viaggio terreno.

Signor Presidente avevo provato, seguendo tutte le varie disposizioni in atto nel comunicare sia al comune di Messina, che  al comune di Staletti residenza dei miei genitori, l’intenzione di effettuare il viaggio, sentito per via telefonica il sindaco Alfonso Mercurio mi comunicava che una volta raggiunta tale destinazione avrei dovuto, effettuare la quarantena, così facendo avrei bloccato anche mio fratello, l’ultimo dei cinque figli ancora residente presso casa dei miei defunti genitori, per questo motivo, signor Presidente, io e i miei fratelli abbiamo rinunciato, da buoni cittadini, all’unica cosa che ormai ci rimaneva, a nostro padre;

Dolore straziante

lo abbiamo privato dell’affetto dei figli, lasciandolo morire da solo, come l’ultimo dei diseredati, consapevoli che tale sacrificio fosse finalizzato a uno scopo superiore, e cioè l’incolumità e l’interesse alla salute della nostra amata Italia.

Nei giorni a seguire il ricovero di mio padre, apprendevo dai social networks e dalla stampa locale che una fantomatica Renault 4 anni settanta, stracarica di ogni cosa, sia all’interno che all’esterno della stessa, girava indisturbata per le città dell’Italia meridionale, spingendosi fino in Sicilia ( da ultime fonti si troverebbe a Mazzarino in provincia di Caltanissetta), nel disprezzo più assoluto delle disposizioni normative da Lei emanate e senza alcun rispetto dei milioni di italiani rinchiusi in casa per l’emergenza  in argomento.

Apprendo sempre dai social networks e dalle varie fonti di stampa dello svolgimento di funerali svolti in varie città, in barba alle disposizioni da Lei emanate e al rispetto delle regole e dell’incolumità del resto della popolazione.

Nel richiamare la Sua attenzione alla superiore esigenza della sicurezza nazionale, La prego di non rendere vano il sacrificio di milioni di cittadini che, a causa delle restrizioni imposte sono costretti a rinunciare alla propria libertà. Signor Presidente esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B? Evidentemente sì.

Signor Presidente perdoni il mio sfogo, ma lo accolga come la confessione ad un amico, quale Lei è inconsapevolmente, per la maggior parte degli Italiani, perché entra quasi tutti i giorni nelle nostre case.