“Da uomo, cristiano, prete, non voglio ridurre l’Eucarestia ad un pomo della discordia”

La riflessione di Don Ivan Rauti dopo la lettera della Cei al presidente Conte e le parole di Papa Francesco

di Don Ivan Rauti*

(riflessione postata sul suo profilo social)

Lo dico con passione e con rispetto: la diatriba accesa dalla querelle tra governo e Cei mi addolora.

Non mi indigna, non mi inquieta, ma mi intristisce. È una cosa triste.

Anzitutto perché ha soffiato sui carboni dell’antica lotta fra guelfi e ghibellini, mutata nel tempo ma mai spenta. Tra chi evoca la ragion di stato e chi difende la libertà di culto.

In questo caso non c’entra niente nessuna delle due. Fa sorridere solo a pensarlo. Ma intanto, in un momento in cui bisogna aiutarsi e venirsi incontro, si fomentano divisioni, seppur senza volerlo apertamente.
Ed è di una tristezza infinita.

Questo, inoltre, distoglie dall’unico argomento valido: che lo accettiamo o no il coronavirus vola sopra le nostre polemiche, e non si lascia contenere dal senso di responsabilità.

Solo il distanziamento effettivo ha un’efficacia comprovata.

E noi siamo ancora lì a far sentire la nostra voce col piglio di chi ha l’asso nella manica.

Non è il momento di chiedersi che cosa è più giusto, ma che cosa è più opportuno.

E l’opportunità di una misura non può essere lasciata al vaglio delle opinioni.

Non ci stiamo dividendo l’eredità, per cui bisogna fare parti uguali.

Siamo tutti dalla stessa parte, alleati contro un unico nemico, quello che provoca il covid-19.
Nessuno ha una marcia in più, nessuno è più immune, nessuno è intoccabile.

Da uomo, cristiano, prete e, nondimeno, peccatore non ci voglio stare a ridurre l’Eucarestia ad un pomo della discordia.

* Parroco Santa Teresa del Bambin Gesù