I primi ospedali a Catanzaro e la peste degli anni 1562 e 1668

Il primo ospedale era amministrato dai nobili della città

La città di Catanzaro vanta una considerevole storia, proprio in virtù di ciò la curiosità di conoscere le particolarità del suo passato, sovente inducono a consultare vecchi libri che quasi ne custodiscono i percorsi (M. De Lorenzis, Notizie su Catanzaro).

In un periodo ove gli ospedali fanno purtroppo parte del nostro quotidiano a causa del “Coronavirus”, si è voluto ripercorrere un po’ la storia per scoprire quale fu il primo ospedale a Catanzaro. Sembrerebbe, che uno dei primi ospedali della città risalirebbe al periodo normanno, a determinarlo un atto notarile redatto il 31 gennaio del 1290, scritto in greco, ove nel dichiarare i “confinanti” di un podere in Contrada “San Leone”, veniva indicata una tenuta di proprietà dell’Ospedale di Catanzaro. In un primo momento, non fu facile stabilire dai documenti visionati, dove fosse esattamente ubicato, ma, successivamente, consultando altra documentazione si poté fare riferimento alla “Confraternita S. Caterina Vergine”, che aveva in Catanzaro un’antichissima Chiesa fondata anteriormente al 1500.

Mediante una “bolla” del 1511 si poteva comprendere che in tale Confraternita venne trasferito l’ospedale, antecedentemente occupata dal Convento di San Domenico fondato nel 1401, pertanto, il primo ospedale di Catanzaro forse si trovava proprio in questa zona, detta per l’appunto di “San Domenico” (riferibile probabilmente alla zona della Chiesa del Rosario, attualmente caserma della Guardia di Finanza). Successivamente, Luise Gariano, intorno al 1600 scriveva dell’ospedale della città che, pare, si trovasse tra la Chiesa di Sant’Angelo de Siclis e la Piazza di San Giovanni, probabilmente fondato nel 1569, data che però secondo altri studi parrebbe solo riferirsi al “passaggio” dell’ospedale in quel luogo. Tutto ciò veniva dedotto da una ricerca che riguardava l’ubicazione di alcune Chiese in città e non da cosa attinente allo stesso ospedale. La sua “attività”, comunque consistente, fu resa possibile grazie ai nobili del tempo, la capacità di accoglienza considerevole, tant’è che potevano essere ricoverati sia i cittadini stessi, che gli abitanti dei paesi limitrofi. Oltre all’assistenza, l’ospedale forniva i medicinali essendo efficientemente organizzato. I degenti erano assistiti dai nobili della città e mediante atti notarili si poté stabilire ove fosse ubicato, infatti, pare fosse posto alla fine della discesa andando verso via “Carlo V” e via “Case Arse”.

L’ospedale e il relativo Convento dei P.P. di San Giovanni, rimasero per molto tempo qui ubicati e venivano comunemente chiamati “Convento di S. Giovanni di Dio dell’Ospedale di Santa Croce”. L’ospedale, come già espresso, era amministrato dai nobili, essi avevano una congregazione, denominata dei “Bianchi” ed il loro “capo” aveva il titolo di “Maestro”, ne ebbero la carica: Francesco De Cumis nel 1713, Ignazio Susanna nel 1763, Domenico De Riso nel 1782 . Dopo il terremoto del 1783, le condizioni dell’ospedale divennero critiche tant’è che alcuni esperti consigliarono di spostarne i locali, ciò trovò accoglimento e nel 1797 si decise di riadattare il “Convento dei Teresiani” ad ospedale, convento che era attaccato alla parte posteriore della Chiesa di San Giovanni. Ma, pare, che anche lo stesso convento strutturalmente non fosse del tutto idoneo e solo una zona venne occupata dall’ospedale. Tuttavia, nel 1803, pare che di questo ospedale di S. Giovanni si dicesse occupato dalle “Carceri”, tanto che l’utilità ospedaliera era stata soppressa in attesa di altra locazione. Ciò avvenne non molto tempo dopo, allorquando venne ceduto il “Convento di S. Agostino” (in zona ove si trovava la “Porta di S.Agostino” detta anche della “Portella”, divenuto poi il soprannominato “ospedale vecchio”), definitivamente sistemato ad ospedale nel 1829 e che occupava solo una parte del monastero, precisamente quella a “ponente” che fu anche ampliata di altre stanze. In riferimento a tale argomentazione, si potrebbero aggiungere due importanti momenti vissuti dalla città di Catanzaro e ciò riguarderebbe il diffondersi della “peste” in città. Purtroppo, vari i periodi in cui la città e lo stesso comprensorio subirono gravi “afflizioni”, come ad esempio carestie, epidemie di difterite e, dunque, la stessa peste.

LA PESTE, LA MORTE DI CARLO V E LA DECADENZA

Alla morte di Carlo V, la città subì un forte periodo di decadimento dovuto proprio ad un susseguirsi di epidemie e terremoti. La peste del 1562 colpì particolarmente Catanzaro, infatti morirono un gran numero di persone tra cui 5000 operaie nelle filande, come si ricorderà l’antica arte serica era la prima fonte di commercializzazione della città. Un’altra terribile epidemia di peste si ebbe anche nel 1668, essa colpì la terza parte degli abitanti della città, inficiando anche questa volta la lavorazione della seta, tant’è che la produzione venne nettamente ridotta. L’industria della seta cominciò così il suo lento declino, per poi scomparire lentamente nella seconda metà del 700.

Durante la peste di tale anno, venne soppressa la famosa fiera di “Santa Chiara”, che a Catanzaro costituiva un importante evento e durava anche due settimane, ma, allorquando si ebbe il sospetto che il virus fosse stato portato dai mercanti spagnoli, olandesi, greci e turchi che vi partecipavano, venne definitivamente sospesa. Altra terribile “peste” quella del 1641, quindi anteriore a quest’ultima citata e per questo periodo, come suggerisce Silvestro Bressi grande conoscitore della storia cittadina, c’è un episodio che si tramanda, si narra infatti che i catanzaresi non sapendo quale “Santa Vergine” invocare per liberarsi dall’epidemia, ricorsero ad un sorteggio. Nei tre biglietti posti a “sorte” con i nomi della Madonna del Carmine, della Madonna del Rosario e della Madonna dell’Immacolata, fu estratto quello di quest’ultima. La Santa Vergine dell’Immacolata, venne così proclamata come Principale Patrona e Protettrice accanto a San Vitaliano.