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Donato Veraldi: ‘Calabresi, la pandemia ha riconfermato un grande popolo’

“Disciplina e rispetto delle regole. Partiti, Amministratori, Sindacati, Forze sociali, professionisti, uomini di cultura, imprenditori, devono cogliere questo messaggio e rafforzarlo, non sciuparlo'

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A seguire l’intervento di Donato Veraldi, già senatore della Repubblica, presidente della Giunta regionale della Calabria, parlamentare europeo

“Calabrese testa dura!”; è stato l’epiteto che ci ha accompagnato tutta la vita e non “i Calabresi puzzano” (non i voti, tuttavia, di salviniana memoria).
Sparsi per tutta l’Italia, in Europa, nelle Americhe sono schierati in prima linea nella battaglia contro un nemico pericoloso e sfuggente, il coronavirus.
Negli ospedali della Regione, con scarse strutture ed “a mani nude” hanno scritto pagine eroiche i medici, gli infermieri, gli ausiliari, gli autisti, i volontari.
La gente ha ritrovato, come per incanto, disciplina, rispetto delle regole, solidarietà ed unità.
“La gente di Calabria” è diventata popolo!
Partiti, Amministratori, Sindacati, Forze sociali, professionisti, uomini di cultura, imprenditori, devono cogliere questo messaggio e rafforzarlo, non sciuparlo.
I toni vanno abbassati, le luci della ribalta offuscate, la responsabilità dei ruoli esercitata ed esaltata in ogni momento.
Non abbiamo bisogno di eroi, dobbiamo seminare Calabresi e raccogliere Calabresi.
Un giorno scoppiò nella foresta un devastante incendio, tutti gli animali fuggivano impauriti.
Un colibrì, con una goccia d’acqua, nel becco, penetrava nella vegetazione con l’intento di spegnere le fiamme…. “ma cosa credi di fare?” lo apostrofò un leone.
“Cerco di spegnere l’incendio, faccio la mia parte!” replicò il colibrì per nulla impaurito.
Nella crucialità dell’ora presente, innanzi a giornate ancora impegnative, conserviamo, integri ed intangibili, i nostri valori, difendiamo la nostra Terra, la nostra Patria, con un supplemento di generosità ulteriore e la straordinarietà, gravida anche di dolore e di pianto, di questa inedita stagione si tramuti in forza e vigore e serva ai più forti e fortunati perché essi sappiano raccogliere, nel comune, prossimo difficile cammino, i più deboli ed indifesi ed aprire, con cuore ed anima, al futuro di un nuovo e migliore Mondo che s’annuncia.

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