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“Ho scoperto di essere positiva per caso, la Regione stia più attenta”

L’odissea di una marittima che sbarcata dalla Crociera ha scoperto il contagio dopo 18 giorni

Un mese in quarantena a bordo di una nave da crociera. Un rientro a casa travagliato. Ed una quarantena volontaria consumata in solitudine. Con il solo sostegno del Comune e della Protezione Civile. Il racconto della marittima di Isca sullo Jonio su come ha scoperto la sua positività al Covid-19 è un monito alle istituzioni ed alla Regione soprattutto, affinché controlli e monitori al massimo della scrupolosità la fase di “rientro” in Calabria.

La donna che ci contatta per raccontare la sua storia ha scoperto di essere positiva solamente ieri. Pochi giorni fa aveva finito la quarantena volontaria ed era rientrata a casa dove vive con i genitori. E’, forse, questa ora la sua paura principale. Aver esposto i  genitori al rischio contagio. Perché se gli appelli della marittima di fare il tampone fossero stati accolti prima, ora, questo rischio non avrebbe turbato la sua “nuova” quarantena. La terza.

QUARANTENA IN CROCIERA

La prima si è consumata sulla nave da crociera dove lavora. Gli ospiti della nave hanno vissuto per un mese in una cabina passeggeri al meglio delle condizioni – come ci sottolinea la donna. “A bordo della nave – racconta – sono stati registrati dei casi positivi, infatti, da 15 giorni la quarantena è durata un mese. Una volta sbarcati siamo stati suddivisi in gruppi divisi per regione. Un autobus ci ha accompagnati in un terminal dove ci hanno fatto tutti i controlli del caso. A Ventimiglia ci hanno fatto scendere ed abbiamo raggiunto l’altro autobus facendo, a piedi, un pezzo di strada. Sull’autobus eravamo in sei. E’ stata fatta una sola fermata e tutto è funzionato al meglio grazie, anche, alla solerzia degli autisti. Arrivata in Calabria mi sono autodenunciata e ho subito inviato una mail alla Regione per raccontare, nel dettaglio, tutti i miei spostamenti. Arrivata a Isca sullo Jonio sono stati informate le autorità competenti. Nessuno mi ha detto che dovevo andare in quarantena obbligatoria, tranne la nave.

Supportata dal Comune, che ringrazio, ed accompagnata dalla Protezione Civile mi sono messa in quarantena volontaria in un’abitazione da sola lontana dai miei genitori. In questo periodo ho, più volte, chiamato la Regione, premevo perché mi venisse fatto il tampone. Sono rimasta chiusa in casa ma, senza mai ricevere, alcuna attenzione dalla Regione. Quindi giorni dopo una collega di Reggio Calabria (che ha viaggiato nel mio stesso autobus) scopre di essere positiva. Fornisce, tempestivamente, alle autorità competenti i nominativi delle persone che hanno viaggiato con lei. Tra questi nomi c’è anche il mio. Ma nessuno mi contatta. Finisce il mio periodo di quarantena volontaria e rientro a casa dai miei genitori. Tramite questa mia collega riesco, però,  a contattare il Dipartimento della Salute e a fare, finalmente, il tampone. L’esito è positivo. Sto bene ma ho tanta rabbia perché ho messo i miei genitori e la mia famiglia a rischio. I controlli sui rientri vanno fatti a monte e bene. Altrimenti il coronavirus sarà una storia senza fine”.