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In Calabria, la regione ribelle, pochi i bar aperti

Eccezioni a Cosenza. Regna l'incertezza dopo l'ordinanza, anche a causa dell'impugnazione del governo

di Clemente Angotti* – Ripartenza con andamento lento in Calabria nel primo giorno di allentamento del lockdown. Prevale il tono minore nel giorno di avvio della Fase 2, nella regione ribelle al centro di un vero e proprio braccio di ferro istituzionale culminato con l’impugnativa del Governo per l’ordinanza della governatrice Jole Santelli che ha disposto dal 30 aprile il via libera a bar e ristoranti non solo per l’asporto ma anche per il servizio con tavolini all’aperto. Dal Pollino allo Stretto, pur con qualche minima variante, infatti, domina l’incertezza. E, tutto sommato, non si registrano novità sostanziali rispetto a quanto già visto all’indomani dell’ordinanza della discordia.

bar chiusi coronavirus fase2

A Cosenza, la città che sinora ha risposto con maggiore entusiasmo all’ordinanza del presidente Santelli, sono pochi i locali che stanno lavorando. E nonostante la maggiore “libertà” saracinesche abbassate in gran parte dei locali del centro.
A garantire il servizio, seguendo le precauzioni di sicurezza, solo quelli più vicini agli uffici pubblici, al tribunale e agli uffici postali. “Farò il servizio a domicilio – dice Mirko Gervasi, titolare di un bar di fronte le poste centrali – e il takeaway. Nessuno entra nel locale e il caffè viene servito dalla porta d’ingresso. Non è facile – aggiunge – la paura è tanta, ma il tracollo economico è maggiore e passato il virus il rischio è che non avremo piu’ il lavoro”. Pesa anche la chiusura di Piazza Bilotti – un po’ il salotto cittadino impreziosito dalle opere d’arte donate dall’omonimo mecenate Carlo Bilotti – recentemente sequestrata dalla magistratura per presunte irregolarità nei lavori.

A Catanzaro, strade semideserte e, anche qui, ma la cosa non cambia nemmeno a Reggio Calabria, scarsa adesione alla riapertura. Uno dei ritrovi più frequentati del capoluogo informa che non attuerà asporto ma solo servizio a domicilio. In un altro bar, sul corso principale, invece, serrande abbassate fino al primo di giugno. “Poi – dice il titolare – si vedra”. A Crotone, dove i commercianti in una bella giornata di sole hanno protestato consegnando le chiavi in Comune per chiedere sostegni allo Stato e la possibilità di rimandare il pagamento dei tributi, traffico a livelli ‘ante virus’ ma bar, pasticcerie e ristoranti chiusi.

“Si lavora in prospettiva 18 maggio/1 giugno – dice il titolare di un locale sul lungomare – anche perché la gente non ha la liquidità necessaria nemmeno per l’aperitivo”. E intanto sul fronte politico sempre più rovente in seguito all’impugnativa dell’ordinanza “riapri bar” da parte del Governo, non accenna a placarsi lo scontro con la Regione Calabria. Dai microfoni di “Un giorno da pecora” su Rai Radiouno Jole Santelli non cede di un millimetro. “Sono convinta – dice annunciando anche la benedizione del Cav – di aver fatto un’estensione del Dpcm, non una violazione amministrativa ne’ un atto di lesa maestà”.

*(ANSA)