Rifiuti sui tamponi e ordinanza impugnata, Unione Italia Forense pronta a denunciare il Governo

Difenderemo la Regione Calabria

L’Unione Italiana Forense esprime la propria assoluta contrarietà nei confronti del coacervo disordinato di provvedimenti approntati dal Governo Centrale per gestire l’emergenza covid-19 nel Paese. Un esempio emblematico della inconsistenza ed inadeguatezza dei provvedimenti governativi è palesemente ravvisabile anche nella notizia del giorno riguardante il rifiuto  di sottoporsi al tampone opposto da parte di alcuni nostri conterranei oggi rientrati in Calabria per riavvicinarsi alle proprie famiglie.

Benchè sia legittimo che i calabresi residenti fuori Regione possano far rientro per ritrovare le proprie famiglie, certamente non è giustificabile e non può essere in alcun modo accettato il fatto che alcuni di essi abbiano irresponsabilmente deciso di non sottoporsi ai doverosi controlli di sicurezza per tutelare le proprie famiglie e i propri corregionali, ma ancor più grave ed assolutamente da stigmatizzare è il fatto che il Governo centrale non abbia imposto l’obbligo di sottoposi ai test per chi fa rientro presso la propria Regione di origine. Ad oggi sono circa 7.500 le richieste di prenotazione del rientro registrate dal portale della Protezione civile della Regione Calabria, e se non si prendono in fretta le dovute precauzioni il disastro sarà inevitabile.  Tale situazione che si è venuta a creare, così come tante altre cui supinamente siamo stati abituati ad assistere negli ultimi due mesi, denota il fatto che il proliferare di DPCM liberticidi emanati dal Governo centrale comprime di fatto l’autodeterminazione territoriale, costituzionalmente garantita, delle Regioni ed in concreto va a minare la libertà dei territori, non garantendo nel nostro caso, quale contraltare, alcuna tutela ai cittadini calabresi, oggi abbandonati e privi di alcun sostegno sanitario, sociale ed economico da parte dello stesso Governo.

E’ assolutamente inconcepibile che il Governo, tramite il suo Ministro Boccia, impugni la legittima Ordinanza della Presidente Santelli relativa alla riapertura di alcune attività ed al contempo emetta un DPCM che non contempla alcun obbligo di legge che imponga ai cittadini che fanno rientro presso le proprie famiglie, di sottoporsi ad un tampone obbligatorio per garantire la sicurezza e la salute di tutti. La Calabria ed i calabresi, poco colpiti dall’epidemia rispetto ad altre parti d’Italia, in questi due mesi di quarantena hanno compiuto uno sforzo enorme, rispettando tutte le regole e dimostrando alto senso di responsabilità, ed hanno il sacrosanto diritto di essere tutelati e protetti dalla propria Regione che, quale Ente al quale la Costituzione riconosce estesa autodeterminazione, deve essere lasciato libero nelle scelte da operare per il bene del popolo che amministra. Il Governo centrale da un lato non aiuta le imprese calabresi e dall’altro tenta addirittura di limitarne la ripresa respingendo una Ordinanza regionale che invece tenta di favorirne la ripartenza. La Calabria di cui questo Governo cerca di soffocare la libera autodeterminazione, anche in questo caso da sola è riuscita a gestire l’emergenza, approntando, con l’ausilio del Servizio 118 regionale e le Forze dell’Ordine, un efficiente servizio di sicurezza e controllo capillare del territorio, con operazioni sui laboratori mobili, offrendo tamponi gratuiti a tutti i calabresi di rientro.

A questo punto sarebbe assolutamente necessario che i Prefetti, quali autorità territorialmente competenti, dispongano in ogni Provincia tamponi obbligatori per quanti facciano rientro in Regione, ed all’esito di tali improcrastinabili ed urgenti provvedimenti prefettizi, la Regione Calabria sia lasciata libera di imporre tale obbligo sull’intero territorio regionale. L’Unione Italiana Forese, alla luce di tale non più accettabile deriva autoritaria e liberticida del Governo Centrale, scende in campo  ed è pronta a denunciare questo Governo presso le Autorità competenti a tutela della Regione Calabria, dichiarandosi disponibile ad assisterla in ogni sede giurisdizionale,  affinchè venga riaffermato ogni ampio diritto costituzionalmente garantito alla libertà ed alla autodeterminazione dei territori oggi gravemente compromesso e svilito.