Palestre e scuole di danza, la “paura del futuro”

Una delle tante storie che testimoniano la difficoltà di questo settore. La Vitruvia aveva appena riaperto ma...

Dopo un stop di circa un anno per il trasferimento in un altro locale più ampio, la “Vitruvia” era ritornata ad essere, dallo scorso mese di novembre, un punto di riferimento per i molti catanzaresi che nel centro storico volevano dedicarsi all’attività fisica in palestra. Duri sacrifici per rimettere a posto e rendere funzionale la nuova struttura che aveva presto incontrato il favore dei tanti iscritti. Poco più di tre mesi di attività, poi l’emergenza Coranavirus con una chiusura che ha messo a repentaglio la sopravvivenza di questa e di tutte le palestre, le scuole di ballo, dei centri sportivi più in generale.

vitruvia

Uno dei comparti che sta pagando il prezzo più alto del lockdwon che per queste attività non è ancora finito. Marcello Sabatino è “l’anima” della “Vitruvia” e nella video intervista che abbiamo realizzato spiega le difficoltà che sta vivendo e anche la paura del futuro. Perché se da un lato il ministro Spadafora ha annunciato che è allo studio un protocollo per la riapertura delle palestre dal 18 maggio, dall’altro le norme rischiano di essere troppo restringenti per poter pensare in una ripresa tale da far fronte alle spese di gestione che, anche in questa fase di fermo, continuano a essere rilevanti: dai fitti, alle utenze, ai mutui. E non va meglio per le scuole di danza. Tanto che, su iniziativa di Terry Surace, direttrice dell’accademia M.A. Style di Catanzaro, è pronta una petizione da inviare al Ministro dello sport e al presidente della Regione, Jole Santelli, sottoscritta da circa 200 scuole di ballo della regione.

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Lo ha annunciato Caterina Caputo, commercialista e ospite, ieri, della nostra produzione Monitor: “Vengono indicate delle linee guida – ha detto Caputo – da adottare per la ripartenza: il distanziamento tra un allievo e un altro di almeno un metro, la sanificazione degli spazi per l’allenamento tra un turno e l’altro, un utilizzo ridotto degli spogliatoi per evitare assembramenti. Insomma una serie di accorgimenti che permetterebbero di far ripartire anche questo settore”.