Pandemia e concetto di libertà, la riflessione di un nostro lettore

Durante una guerra, per poterla vincere, è necessario che la nazione si presenti compatta innanzi al nemico e che sostenga l'esercito schierato in prima linea

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Tra tante polemiche, parole evitabili, critiche ed iniziative condivisibili o meno siamo giunti alla cosiddetta “Fase 2” resa possibile non tanto dal decremento della pandemia sul territorio nazionale ed europeo, quanto dall’assoluto bisogno di far ripartire l’economia giunta allo stremo della sopportazione.

Il pericolo continua a sussistere, la pandemia potrebbe addirittura subire un incremento per l’ulteriore liberalizzazione nei movimenti delle persone e nelle nuove occasioni di possibili contatti  come è gia accaduto nella Germania che in questa iniziativa ci ha preceduti. È una guerra quella in atto, una vera guerra che come tale nessuno può dire quanto durerà e quanti sacrifici comporterà ancora. Una guerra diversa da quelle che abbiamo conosciuto perché combattuta contro un nemico invisibile senza divisa di un altro colore e senza una diversa bandiera. Un nemico potente ancora solo parzialmente conosciuto.

Durante una guerra, per poterla vincere, è necessario che la nazione si presenti compatta innanzi al nemico e che sostenga l’esercito schierato in prima linea. Il nostro esercito è rappresentato dagli uomini in camice bianco, medici ed infermieri, autentici eroi, che hanno offerto un grandissimo contributo di vite, dagli uomini della protezione civile e vigili del fuoco, da quelli dei vari corpi di polizia e dell’esercito e, non da ultimi, da tutti quelli che hanno continuato ad operare per assicurare alla società la continuità dei servizi essenziali alla sopravvivenza.

In questa situazione di cui non possiamo prevedere l’evoluzione non fa piacere a me, semplice cittadino, ascoltare le continue critiche e polemiche a carico di chi è preposto a  prendere le decisioni. È troppo facile per chi sta comodamente sdraiato sulla poltrona del proprio salotto criticare e disprezzare altri che, per incarichi di governo, devono assumersi enormi responsabilità.

Ricordo anch’io nel mio piccolo, da ex funzionario pubblico, quanto era difficile organizzare un servizio per rendere operativa una legge di intervento senza scontentare sempre qualcuno.

Poi provo la sensazione, di fronte alla ribellione ai provvedimenti centrali, di un gioco diretto alla conquista dei consensi politici e questo, da semplice cittadino, in un momento cosi difficile non posso ammetterlo. Sembra ora che io voglia ergermi a difensore del governo in carica che, al contrario, non ho neanche votato, ma devo riconoscere che si sta comportando in modo alquanto equilibrato. Vedo che i decreti si susseguono nel tempo adeguandosi alla evoluzione della pandemia e, ritengo, non potrebbe farsi altrimenti.

Sento parlare di sospensione di alcune garanzie costituzionali, ma andando a rileggere la costituzione, che tengo in casa come dovrebbe fare ogni cittadino, vedo l’art. 16 che recita:“Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”. A me sembra molto chiaro e voglio approfittare di questo dettato costituzionale per fare una divagazione su una questione che mi sta molto a cuore: tanti cittadini stanno recriminando perché non possono farsi la passeggiata ove vogliono, ma mai nessuno ha pensato che questo diritto, ora solo temporaneamente sospeso per gravi cause di forza maggiore, una intera categoria di altri cittadini, specialmente nella nostra città di Catanzaro, non ha potuto mai esercitarlo. Sto parlando delle persone disabili alle quali non viene neanche lasciato libero il parcheggio loro riservato.

C’è poi la nostra Regione che, analogamente ad altre, lamenta che lo Stato sta limitando alcune sue prerogative costituzionali, ma leggo all’art. 120, secondo comma, che: “Il governo può sostituirsi a organi delle Regioni…nel caso di pericolo grave per l’incolumità  e la sicurezza pubblica”. Se non è questo presente un pericolo grave!

Per fare un paragone è come se nell’anno 1940 durante la cosiddetta “Battaglia d’Inghilterra” quando la città di Londra subiva giorno e notte bombardamenti aerei da parte della Germania, i cittadini avessero protestato contro il loro governo perché anziche’ essere costretti a scendere nei rifugi antiaerei avessero voluto andare a teatro.

Sento parlare ancora di ingiuste limitazioni delle libertà personali, quasi si volesse da parte di qualche gruppo politico creare le premesse per istaurare un regime dittatoriale.

Vogliamo ragionare sulla parola “Libertà”?

La libertà è un concetto astratto difficilmente definibile. Essa già nel suo migliore significato pone un limite a se stessa quando specifica che “termina dove inizia quella degli altri”.

Nel caso presente lasciare a tutti i cittadini la possibilità di continuare a spostarsi liberamente avrebbe provocato un numero di decessi per coronavirus enormente superiore a quello gia drammaticamente raggiunto. Ci dobbiamo allora lamentare di essere stati costretti a restare a casa? Se vorremo ricostruire la nostra società nazionale e ritornare al benessere del passato dovremo mettere nel cassetto e buttarne la chiave quel nostro difettuccio, tanto diffuso, che si chiama “Egoismo” cioè il pensare solo a noi stessi.

Se poi io fossi libero di andare dove voglio, di esprimere le mie idee, di riunirmi con chi voglio, di contestare e votare contro chi non mi va a genio, ma poi non avessi un lavoro che mi consentisse di vivere dignitosamente assicurandomi il necessario per sostenere la mia famiglia, io di tutte quelle libertà non me ne farei niente.Io, in tali condizioni di vita, vorrei soltanto essere “Libero dal bisogno”.

Porto un altro esempio: una mia cugina acquisita che prima di sposarsi con un mio cugino italiano viveva, parliamo di tempi passati, a Berlino Est, dominata da una ferrea dittatura, sentiva la mancanza di tante cose però, mi ha raccontato, lei come tutti poteva frequentare gratuitamente le scuole, veniva avviata al lavoro dopo il completamento del ciclo scolastico e riceveva un alloggio, quindi il necessario per vivere decorosamente. Aveva ottenuto pertanto  “La libertà dal bisogno” pur se mancava di altri elementi importanti. Ancora, lei giovane e bella, poteva uscire di notte da sola, andare anche nelle periferie sicura di non essere importunata e tantomeno aggredita da alcuno data la ferrea sorveglianza attivata. Questa si chiama “Libertà dalla paura”. Oggi nella nostra “libera” Italia non sempre le donne si sentono sicure, senza voler scendere ai purtroppo numerosi casi di violenza familiare.

Quindi la “Libertà”, come ho già  detto, è una cosa astratta, un bene caratterizzato da mille sfaccettature, mai ben definibile e che non può in nessun caso essere goduto in modo pieno e perfetto.

Infine i Vescovi che hanno parlato di attentato alla libertà religiosa, alla libertà di praticare il culto nelle chiese poi subito criticati, sia pure indirettamente da S.S.Francesco quando ha detto che bisogna rispettare le regole scritte si dai politici, ma dietro i suggerimenti dei medici e degli scienziati.

Pensiamo che noi in Calabria, anche per il comportamento disciplinato della grandissima parte della popolazione, viviamo tranquilli, mentre nelle regioni del nord vivono nel terrore.

Me lo confermano amici lombardi con i quali sono in contatto. Ora le regole cambieranno e avranno successo se tutti continueremo a rispettarle. La pandemia verrà, voglio sperarlo, contenuta e l’economia comincerà a riprendersi. Dovremo essere tutti uniti nel raggiungimento dello scopo più importante: “La libertà di vivere”.

Niente giochetti politici, niente critiche, niente ostacoli verso chi lavora per noi, ma buonsenso e prudenza. Per le polemiche avremo tempo dopo. Ho rispolverato un vecchio scritto che risale al primo dopoguerra quando l’Italia era un cumulo di rovine, ma che a me sembra adattarsi perfettamente al difficile monento attuale.

Parla della conduzione di una nave attraverso i pericoli del mare:

“Il mare è una impareggiabile scuola di carattere perché in esso si annulla l’individualismo degli uomini e si riaffermano invece come condizioni essenziali di vita, l’obbedienza ai capi, l’altruismo verso i compagni, il coraggio morale e fisico, doti queste che sono indispensabili per poter assolvere il duro compito ricostruttivo che ci sta di fronte”.

Con quello spirito i nostri nonni hanno ricostruito l’Italia negli anni 40 e 50, se ritroveremo lo stesso spirito la ricostruiremo noi oggi.

CORAGGIO  ITALIA!  FORZA ITALIA!

Giancarlo Rossi

 

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