Al Cineforum “La Cittadella”

Sul video di “Riparti Calabria”. Stesso stile dell’Inno di Jole, si gettano le basi del “Fondo Santelli” a Calabria Film Commission

È da ieri che ci penso. Da quando Jole Santelli, la presidente, facendo ingresso nella Sala Verde della Cittadella per presentare il suo “Riparti Calabria”, ha detto: “Prima la sorpresa”.La sorpresa era il video spot sulla voce di Rino Gaetano, parole e musica di Riccardo Cocciante e Marco Luberti.

Caso vuole che l’avessi ascoltata solo un paio di sere prima, in una di quelle ore stanche di questa nostra semiquarantena quotidiana. E anche l’altra sera la musica mi ha preso e mi ha portato in quella stanza in cui “non c’erano soldi ma tanta speranza.Non come adesso, nei sabato sera”.Oddio, non è che adesso ce ne siano tanti, di soldi. Vabbe’, comunque, una canzone struggente, per quel che questo vocabolo possa valere. Non ricordo se a Calvino, o a Pasolini, questa parola – struggente – non piaceva per nulla. Ma rende l’idea. È da riferire a cosa o situazione che si distrugge ma con parsimonia, misura, senza drammi. Con malinconia, per sfinimento. Nella prima strofa, quella introdotta dal riff di chitarra e poi di basso, il soggetto è “La bella stagione che sta per finire”. Nella seconda è “quel dolce ricordo sbiadito nel tempo che a mano a mano si scioglie nel pianto”.È la storia di un amore in fase calante che solo la fiammella della nostalgia non fa spegnere del tutto.

Insomma, la canzone, testo e contesto, non c’entrano nulla con la ripartenza della Calabria. Tanto che Santelli stessa, confessando la sua predilezione per “il più grande cantastorie calabrese” – aprendo una possibile  e improponibile disputa con Otello Profazio – nel pubblicare il video sui suoi canali social, ha dovuto specificare che “#RipartiCalabriaè un inno alla rinascita, un invito a ricominciare imparando a convivere con il virus, riscoprendo il valore delle piccole, grandi cose”. Riparti Calabria con cancelletto, non “A mano a mano”. Raggiunta da Alessia Principe per “Calabria Channel”, la sorella di Rino Gaetano, Anna, ha detto: “Non si fa così, mi dispiace dirlo ma avrebbero dovuto avvertirmi e chiedermi il permesso per utilizzare quel brano. È un gesto che denota poco rispetto, non solo nei confronti di Rino che ha curato l’arrangiamento, ma anche di Cocciante, Luberti e della Sony. A me non è arrivata nessuna richiesta di autorizzazione, credo neanche alla casa discografica altrimenti la Sony mi avrebbe sicuramente avvertito. Da una parte sono contenta che si è pensato subito a Rino ma dall’altra sono amareggiata per questa prepotenza”. L’uso delle canzoni popolari a scopo politico non è nuovo. Qualche volta la cosa è concordata, qualche altra no. Si parva licet, è rimasta nelle cronache la fiera contrarietà che Francesco De Gregori oppose all’uso di “Viva l’Italia” al congresso del Psi di Craxi a Palermo nel 1981. La canzone sembrava fatta apposta allo scopo. E, in effetti, ne divenne l’involontario inno. Però il “Principe” non gradì, anche perché leggermente più a sinistra di Bettino e sicuramente non allineato al suo montante (allora) successo.

Testo e musica di “A mano a mano” sono state giustapposte alle immagini di un video girato e montato chissà dove, da chi e sulla scorta di chissà quale sollecitazione e commessa, se mai c’è stata. Potrebbe anche essere opera di onesto volontariato. Sulla scia della promozione abbozzata dalla vicepresidenza Sperlì“Scegli calabrese”. Abbozzata e subito ritirata, come sarebbe stata ritirata dal mercato la merce lì ritratta perché manifestamente contraffatta perlomeno nella denominazione d’origine non controllata.

A volerne tentare uno story board, eccolo: Una finestra in manifesto abuso della fascia demaniale di rispetto si apre su un mare agitato, si presume d’inverno, quando due piedi maschili calcano la battigia mentre una tenda si apre su una mattina radiosa appena in tempo per una corsa sul bagnasciuga di una fanciulla che apre le braccia alla vita e due mani si stringono in faccia alle Castella chiuse per restauro meglio tentare un volo di drone sul lungomare di Reggio altezza Arenaappena in tempo per ammirare una ragazza in cappottino d’alpaca su corso Garibaldi a cui un ragazzo in bermuda scrive un pensiero d’amore sulla moleskine e un bell’esemplare di razza canina raggiunge in acrobazia il biscottino premio per essere ritornato indenne dalle cascate del Marmarico in quel di Bivongi a lato delle quali un fanciullo ha raccolto un bouquet di foglie secche di castagno e le offre alla visione della rupe di Tropea ottima per richiamare un trolley che rulla e una borsa che Furla che si presume appartenga a nobildonna che compra gerani da un tipico floricultore del lametino con cranio alla Seminole, gerani che una ragazza intravede in alto tra i balconi e le cimase ricordando quel pomeriggio di giugno inoltrato in cui si andò tutti insieme a mietere il grano intrecciando ricordi alle forti mani di un ragazzo che in bici spinge i pedali fino a Roseto Capo Spulico da dove un Ponte del Diavolo accoglie due innamorati che si baciano baciati dal sole (… omissis …) e torna la ragazza in alpaca nero che smuove un albero in fiore proprio quando Rino Gaetano spera che “può nascere un fiore da questo mio amore per te” e un tipico profilo di ragazza calabrese con nasino all’insù perde lo sguardo tra la rossa Sulla dove due mani stringendosi dischiudono (ossimoro involontario del redattore) l’headline “Riparti Calabria”.

Questo è il secondo video dell’era Santelli: il primo era l’elettorale “Inno di Jole”, anche lì fiori e colori e canzoni. Si riconosce lo stesso sicuro poetico promettente stile. Se va avanti così, fra cinque anni, Calabria Film Commission, che ha sede, combinazione, sullo stesso piano della Presidenza, potrà contare su nuovo originale materiale, tanto abbondante da costituire il cosiddetto “Fondo Santelli”. Vedi alla sezione “Wedding Planner”.