Non chiamatelo “centro Covid”

Con la decisione di potenziare il reparto di Malattie infettive, adiacente e collegato all'ospedale, il "Pugliese-Ciaccio" non si libera dal rischio contagio per potere programmare in sicurezza l'attività ordinaria

Non chiamatelo centro Covid. La decisione del commissario dell’azienda ospedaliera “Pugliese-Ciaccio” Giuseppe Zuccatelli di finanziare l’adeguamento del padiglione di malattie infettive per renderlo un ‘piccolo presidio Covid’, con l’implementazione al suo interno di 18 postazioni di terapia intensiva, rischia di non raggiungere l’obiettivo di liberare l’ospedale dal peso dell’organizzazione covid e dai rischi collegati.  Proprio il blocco dell’attività ordinaria al “Pugliese”, infatti, aveva aperto la discussione sull’opportunità di realizzare un Centro Covid del tutto separato e isolato rispetto al complesso ospedaliero.

Il tavolo tecnico-istituzionale convocato dal commissario alla sanità Saverio Cotticelli e dal sindaco Sergio Abramo, riunito a distanza di 23 giorni dal sopralluogo a “Villa Bianca”, ha scartato l’ipotesi di realizzare un Centro Covid nella vecchia sede del policlinico: “Il decreto del governo non prevede più centri covid, ma il potenziamento delle terapie intensive e della sanità territoriale”. Intanto negli stessi 23 giorni, mentre in Calabria si continuava a rinviare la riunione, in Abruzzo è stato realizzato un Covid Hospital già operativo con i primi 32 posti letto, che a regime diventeranno 214, consentendo l’immediata ripartenza delle attività ordinarie nell’ospedale di Pescara.

L’ospedale di Catanzaro, invece, resta ancora vincolato al rischio covid, perché il padiglione di Malattie Infettive, seppure ospitato in un corpo di fabbrica separato dal blocco ospedaliero, è adiacente e collegato funzionalmente ad esso, condivide servizi e, soprattutto, non consente una completa separazione del personale, che resta libero di spostarsi e di avere contatti con il personale di altri reparti.

Le relazioni allegate alla delibera di finanziamento non spiegano come verranno isolati, poi, i pazienti non covid che necessitano di cure per altre patologie infettive. Soprattutto i lavori di adeguamento del padiglione non prevedono la realizzazione di strutture indispensabili ad un presidio Covid, come una postazione per la dialisi e una sala operatoria. La necessità di sottoporre ad un intervento chirurgico un paziente positivo, quindi, costringerebbe l’ospedale a bloccare per giorni la propria attività per le procedure di sanificazione.

Corretto, quindi, prevedere alcune postazioni di terapia intensiva all’interno del reparto di malattie infettive, ma è evidente che senza poter contare su un centro Covid separato dal contesto ospedaliero difficilmente l’ospedale riuscirà a programmare la propria attività ordinaria, soprattutto quella legata alle emergenze-urgenze. Un problema non di poco conto, considerato che gli esperti continuano a ripetere che con il problema covid bisognerà fare i conti per almeno due anni, e che i danni causati dalle patologie non-covid sono ormai sovrapponibili a quelli legati al virus, considerato il fermo delle attività ordinarie e il timore dei cittadini a rivolgersi alle strutture ospedaliere per il rischio di contagio.