CalabriaOltre racconta la “storia assurda di un postino catanzarese a Bergamo”

Vorrebbe scendere dalla sua famiglia al sud ma l'Asp di Bergamo non può effettuare tampone

Finalmente possiamo mettere il naso fuori di casa. Dopo due mesi di rigido lockdown si ricomincia a vedere la luce fuori dal tunnel, senza perdere di vista i numeri snocciolati giornalmente dalla Protezione Civile che, finalmente, ci dicono che il virus è in decisa ritirata. Ma dietro questi numeri ci sono anche delle storie che, riteniamo, sia giusto raccontare per far capire che, molto spesso, non tutto è oro ciò che luccica. E la storia, che rasenta il paradosso, è quella di Vincenzo giovane catanzarese dipendente di Poste Italiane (con funzioni di postino) in quel di San Pellegrino Terme in provincia di Bergamo. Vincenzo si è ben guardato dall’emulare tutti coloro che ancor prima che venisse pubblicato il DPCM con il quale iniziava il lockdown hanno preso d’assalto stazioni e bus per far ritorno nella sua Catanzaro. Lo ha fatto per disciplina, per amor proprio e per rispetto verso i suoi familiari. Ma ora che i nuvoloni di questa pandemia iniziano a diradarsi, anche lui avrebbe desiderio (legittimo aggiungiamo noi) di riabbracciare il papà, la sorella e la propria compagna che tra qualche mese gli regalerà uno splendido bambino.

Vorrebbe farlo anche solo per poche ore, ovviamente in tutta sicurezza, e per questo motivo ha contattato l’ASP di Bergamo per verificare la possibilità di effettuare il tampone prima di affrontare questo viaggio (prenotato per il 4 giugno) e farlo in assoluta serenità. Ma, ecco il paradosso, gli è stato risposto che il tampone per i casi come il suo non è previsto e che potrà farlo al suo arrivo in Calabria. Ma se il soggiorno previsto da Vincenzo è di soli due giorni, significherebbe che il risultato del tampone fatto al suo arrivo a Lamezia sicuramente verrebbe reso noto dopo qualche giorno, con la conseguenza che il soggiorno del povero postino catanzarese si limiterebbe ad una quarantena. Ma vi sembra plausibile una cosa del genere? Parliamo di una zona altamente contagiata come la bergamasca dove, tra l’altro, a persone che lavorano a stretto contatto con la gente il tampone doveva essere già fatto da tempo.

Potremmo definirle “storie di ordinaria follia”. Resta il fatto che non si sa quando Vincenzo potrà riabbracciare i suoi familiari. In assoluta sicurezza intendiamo…

Giuseppe Silipo, CalabriaOltre