La successione di Lupacchini alla Procura generale di Catanzaro potrebbe essere tra cinque calabresi

In lizza tra i 16 chi indagò su Nassirya, chi, dopo aver risolto molti omicidi, ha messo sotto accusa il sindacato di Polizia Siulp, chi arrestò Mimmo Lucano, chi fece tremare Palazzo De Nobili nel 2015

La corsa alla guida della Procura generale di Catanzaro potrebbe risolversi in una sorta di derby tra calabresi. Ben cinque infatti aspirano a sedere su quella poltrona lasciata  libera  anzi tempo da Otello Lupacchini, dopo i noti scontri tutti istituzionali, con gli uffici della Procura della Repubblica guidata da Nicola Gratteri.

Una scelta che la quinta sezione del Csm non dovrebbe tardare a fare, anzi che avrebbe già fatto se lo stesso Otello Lupacchini non avesse presentato istanza per bloccare il bando.

Istanza respinta e avanti tutta.

Tutti e 16  i candidati hanno ovviamente un curriculum di tutto rispetto ed i requisiti necessari per aspirare alla guida della Procura generale. I cinque calabresi sono ovviamente più noti alle cronache locali per la loro appartenenza territoriale, ma anche per aver messo la firma sotto inchieste importanti che hanno fatto tremare altrettanti palazzi istituzionali.

Erminio Carmelo Amelio, nato a Magisano,  si è occupato di numerosi processi relativi a rapporti tra mafia e politica. È stato pubblico ministero del processo della strage di Ustica.
E’ stato titolare delle indagini sui sequestri in Iraq, sulla strage di Nassirya ed è stato Pubblico Ministero nel processo per l’omicidio di Nicola Calipari.
Nel pool antiterrorismo della procura di Roma, si è occupato dei processi alle Brigate Rosse per l’omicidio del professore Massimo D’Antona, di cui proprio oggi ricorre l’anniversario della sua morte.

Luigi D’Alessio è il magistrato che nel 2018, alla fine delle indagini, decise che il sindaco di Riace, simbolo dell’integrazione degli immigrati, non avesse seguito tutte le procedure pubbliche in maniera corretta, e quindi ordinò l’arresto di Mimmo Lucano. Ma D’Alessio ha anche guidato la Procura forse più difficile dell’intero territorio Calabrese, quella di Locri.

Ci sono poi due magistrati per i quali Catanzaro sarebbe un ritorno. Gerardo Dominijanni, esperto in indagini sulla spesa pubblica, nel 2015 era il titolare delle inchieste sul presunto malaffare a Palazzo De Nobili. Inchiesta dai pesanti risvolti politici non solo nell’immediato perché costrinse Abramo ad azzerare la giunta dell’epoca, ma perché ridefinì tutti gli equilibri di potere e di gestione nel capoluogo.

Poi c’è Mario Spagnuolo invece ha già  svolto l’incarico di procuratore aggiunto e coordinatore della Dda di Catanzaro, dove ha condotto un’importante lotta ai clan vibonesi.

Altro calabrese, mai stato in servizio nel capoluogo è Giuseppe Creazzo, fresco di cronache in quel di Firenze per aver messo sotto accusa un intero sistema, quello creato da uno dei sindacati più di Polizia più grossi, il Siulp, che, tramite una convenzione ad hoc con una università on line, avrebbe consentito a moltissimi poliziotti di conseguire titoli di studio superiori senza sostenere esami né tanto meno seguire lezioni. Un’inchiesta che, a leggere le cronache, non coinvolge solo il numero uno del sindacato Felice Romano e numerosi, ma anche apparati dei servizi segreti ed un ex ministro. Ma Creazzo si è occupato anche  dell’omicidio del magistrato Antonio Scopelliti , ucciso a Villa S. Giovanni nel 1991. Si è occupato di diverse importanti indagini tra cui quella sull’omicidio Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria, ucciso il 16 ottobre del 2005 all’interno di un seggio elettorale.

Ha curato il processo Migrantes, scaturito dagli scontri di Rosarno fra migranti africani e popolazione locale; ad appena tre mesi da quei fatti, che ebbero eco in tutto il mondo, fu disposta la cattura di 34 fra caporali e datori di lavoro e il sequestro di circa 200 appezzamenti di terreno dove i migranti di origine africana, molti dei quali clandestini, venivano fatti lavorare alla raccolta degli agrumi in condizioni di sfruttamento; il processo riguardante l’omicidio di Fabrizio Pioli l’elettrauto di Gioia Tauro scomparso il 23 febbraio 2012, quando è stato assassinato durante una spedizione organizzata da padre e fratello di Simona Napoli, ragazza con cui aveva una relazione che non piaceva alla famiglia; il caso riguardante Concetta Cacciola, la testimone di giustizia che, dopo essersi ribellata ai soprusi da parte dei familiari, fuggendo e andando a collaborare con la giustizia, per amore dei suoi tre figli era rientrata a casa, dove poi fu trovata morta per ingestione di acido muriatico, forse uccisa simulando il suicidio..

Concorrono anche Antonio Rosario Luigi Guerriero, procuratore capo della Repubblica a Teramo; Carlo Nocerino, procuratore aggiunto a Brescia; Carlo Maria Zampi, sostituto procuratore generale nella Corte di Appello di Trieste; Cuno Jakob Tarfusser, giudice della corte penale internazionale; Giuseppe Lucantonio, procuratore aggiunto a Napoli; Elisabetta Pugliese, magistrato nella Direzione nazionale antimafia; Massimo Lia, procuratore capo della Repubblica di Gorizia; Nicolò Marino, giudice in servizio al Tribunale di Roma; Emanuele Crescenti, procuratore capo della Repubblica a Barcellona Pozzo di Gotto; Alfredo Pompeo Viola, segretario generale presso la Procura della Cassazione; Erminio Carmelo Amelio, originario del Catanzarese, è stato nel pool antiterrorismo della Procura di Roma, città dove vive e lavora; Raffaela Sforza, sostituto procuratore generale nella Corte d’Appello di Catanzaro.