“Per la cura dell’ambiente fare bella L’Italia: Io cerco di fare bella Catanzaro, e tu?”

Signori amministratori non basta fare le aiuole, ma bisogna saperle manutenere con molta attenzione e tanta professionalita'

Riceviamo e pubblichiamo.

Il verde pubblico nella Citta’ di Catanzaro e’ sempre stato considerato come il parente povero delle tante attivita’ connesse al funzionamento della macchina comunale.
Questo si evince dalla superficialita’ e dalla scarsa attenzione riservata al verde nella nostra Citta’.
Piu’ volte lo scrivente ha posto in essere il serio problema dell’indifferenza di chi e’ preposto alla cura e alla manutenzione del verde. Chi scrive,  negli anni passati ha sempre evidenziato sia la mancanza di piante sui marciapiedi negli appositi spazi, che di piante rinsecchite da anni, lasciate li a fare bella presenza, come se fossero cimeli in attesa di essere premiati (sic). Per verificare basta recarsi  in via V. Veneto, via De Gasperi, via Buccarelli, via Iannelli, via Milano, ecc ecc. e mi fermo qui. Nell’ultimo decennio piu’ volte sono cambiate gli amministratori, ma le piante rinsecchite sono sempre li, al loro posto (guai a chi li tocca).

Lo stesso dicasi per l’abbandono della piccolissima aiuola del monumento del  Generale Stocco, tutto secco, neanche la presenza di un fiore, solo macchine parcheggiate, ma per i nostri politici tutto va bene (sic).Chi tanto dice si chiede ancora come mai la potatura ai giardini non e’ stata portata a termine? mistero!  Qualche decennio fa, con la collaborazione della Catanzaro servizi di allora furono messi a dimora ai giardini di S. Leonardo delle piante a fiore policromatici per renderli piu’ accoglienti e migliorare cosi’ il cannocchiale visivo di tutto il quartiere. Purtroppo le piantine furono abbandonate e dopo qualche mese, seccarono per la mancanza completa di acqua.
Lo stesso dicasi per le fioriere della piazzetta di via Veneto, da anni ormai e’ tutto divelto, e secco, non esiste piu’nulla se non la presenza di erba spontanea e rifiuti di ogni genere. Anche in questo caso trattasi di mancanza di cura e di annaffiature. Ma i nostri politici dove vivono? E per ultimo la ciliegina sulla torta, le piante di Lagerstroemia indica messe a dimora non piu’ di qualche mese fa’ sul marciapiede di via Piave, sono ormai secche e sempre per incuria e mancanza di manutenzione. L’assessorato al verde pubblico e la ditta appaltatrice addetta alla sistemazione delle piante, dovrebbero essere a conoscenza che tutte le piante quando vengono messe a dimora potrebbero subire la cosiddetta crisi di trapianto. Per superare tale crisi bisogna provvedere a portare acqua  almeno una volta la settimana. Questo non e’ stato fatto e le foglioline appena apparse hanno cominciato a perdere di turgore, arrivando cosi’ prima all’avvizzimento fino ad arrivare successivamente alla morte della pianta.
Ma nessuno degli addetti ai lavori ha provveduto che quanto detto non accadesse.

Per una corretta messa a dimora delle piante, le buche andavano allargate e  disinfettate con calce viva, per evitare eventuali infezioni radicali da funghi. Questo perche’ le stesse buche ospitavano gia’ piante di robinia che ormai si trovavano verso la fine del loro ciclo vegetativo, dove erano molto evidenti delle branche e sottobranche ormai secche, e il tronco completamente cavo e cariato. Poiche’ il terreno sottostante il marciapiede e’ un terreno grossolano, pietroso e di riporto, le buche andavano successivamente riempite con nuovo terriccio e bagnate abbondantemente per fare attecchire prima e meglio le radici delle nuove piante. Fatto cio’ si passava alla messa a dimora delle piante con il loro pane di terra. Lo scrivente ribadisce ancora una volta che qualsiasi manutenzione e cura del verde, e’ sempre opera dell’uomo e non della natura. Signori amministratori non basta fare le aiuole, ma bisogna saperle manutenere con molta attenzione e tanta professionalita’.

Alla luce di quanto sopra, lo scrivente fa notare  una manifesta superficialita’ o forse incapacita’ professionale nella gestione del verde, dovuta alla non conoscenza delle complesse attivita’ fisiologiche delle piante. Evidentemente gli addetti ai lavori hanno altro a cui pensare… che non ai giardini, alle aiuole, alle potature a regola d’arte, agli arredi urbani, alla derattizzazione, alla disinfestazione, all’ampliamento dell’illuminazione che potrebbero portare S. Leonardo allo splendore di un tempo ormai per noi troppo lontano. A questo punto la domanda vien spontanea, ma l’opposizione a cosa si oppone se il degrado e l’incuria del verde in tanti quartieri e’ sotto gli occhi di tutti?  Chi tanto dice ha sempre cercato di  provocare  emozioni ai lettori sia sui contenuti
che sull’importanza del verde  nella nostra Citta’. Cari amministratori non me ne vogliate, ma e’ proprio il caso di dire c’era una volta S. Leonardo fiore all’occhiello della Citta’ Capoluogo.

Giuseppe Buccolieri