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Aiuti regionali alle imprese, Argirò: “Il Riparti Calabria è una beffa!”

I codici Ateco previsti nel bando, che escludono incomprensibilmente un numero notevole di imprese non rispecchiano la reale situazione di chi è stato costretto a sospendere la propria attività

di Antonio Argirò* – Per tanti imprenditori il Riparti Calabria con “gli interventi di sostegno ad aree territoriali colpite da crisi diffusa delle attività produttive, finalizzati alla mitigazione degli effetti delle transizioni industriali sugli individui e sulle imprese (Azione 3.2.1) proposti della nostra Regione, come una tantum alle imprese che hanno subito gli effetti dell’emergenza COVID19, a seguito della sospensione della propria attività”, non rappresenta un aiuto, ma di sicuro una beffa!
Il provvedimento, tanto atteso, che dovrebbe mettere a disposizione degli operatori economici “un aiutino” (contributo a fondo perduto) di 2.000,00 euro cadauno, utile per evitare di non fare saltare in aria un tessuto economico già molto fragile e provato, non risulta fruibile per tanti, tantissimi potenziali beneficiari.

La cosa preoccupante è la filosofia che sembra accompagnare l’intervento regionale in particolare in alcuni requisiti di ammissibilità; tra questi i punti più insidiosi che meritano una precisazione sono:
c) – non aver commesso violazioni gravi, definitivamente accertate relativamente al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali e assistenziali (DPR 602/1973);
Ciò significherebbe che qualsiasi contribuente che si trova un carico tributario scaduto (ex art.48 bis Dpr 602/73) rimane escluso e pertanto non potrà fare richiesta per l’ottenimento del sostegno economico.
d) – possedere la capacità economico-finanziaria, operativa e amministrativa in relazione al progetto da realizzare.
Appare non contestualizzato con le dimensioni e le capacità delle microimprese che hanno registrato un fatturato compreso tra euro 5.000 e euro 150.000 nel corso dell’anno 2019.

Finanche i codici Ateco previsti nel bando, che escludono incomprensibilmente un numero notevole di imprese non rispecchiano la reale situazione di chi è stato costretto a sospendere la propria attività.
Al fine di allargare la platea delle imprese, ritengo che bisogni porvi riparo con un chiarimento immediato, considerando che il sussidio di certo non farà diventare «ricchi» i soggetti che ne usufruiranno giacché mette sul piatto una modesta e simbolica somma, ma in questo storico momento nessuno può farne a meno.
Questa circostanza costringerà tantissimi piccoli imprenditori a non poter partecipare ed evidenzia, cosi come anche per alcuni aiuti statali, che chi governa ha perso completamente il contatto con la realtà, rinchiuso nei palazzi dove le idee concrete e le buone pratiche burocratiche, di cui il nostro tessuto economico abbisogna, sembrano aver lasciato il passo all’improvvisazione pura.

*Già Vice Sindaco di Catanzaro