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Tirocinanti della Giustizia, Csefilai: “Ora bisogna dare dignità a chi si è formato sul campo”

In Parlamento ci sono due emendamenti al decreto Rilancio che appoggiano i tirocinanti

L’ Italia è una Repubblica fondata sul lavoro ma non per tutti: i #TirocinantiDellaGiustizia da 10 anni “prestano – scrive in una nota Nino Nasone Csefilai – lavoro nero legalizzato camuffato da tirocinio (nazionale o regionale) pagato con fondi europei e nazionali per il reinserimento al lavoro. Sono persone serie, affidabili e riservate che prestano la loro opera nei vari Uffici della Giustizia. Sarebbe un’ ingiustizia sociale non considerare i #TirocinantiDellaGiustizia e mandarli a casa dopo che sono stati sfruttati: sono padri e madri di famiglia”.
La vicenda è al centro del dibattito politico in Parlamento dove sono stati presentati, a favore dei tirocinanti, alcuni emendamenti al decreto Rilancio.

“Va chiarito – prosegue Nasone – che i #TirocinantiDellaGiustizia (nazionali e regionali) hanno lavorato finora a costo zero senza alcuna tutela (contributi, malattia, ferie, ecc. ) quindi hanno fatto assistenzialismo allo Stato, non lo hanno ricevuto.
Ora bisogna valutatare e valorizzare i #TirocinantiDellaGiustizia, riconoscendo il loro merito cumulato in anni in cui hanno aiutato a mandare avanti la macchina della Giustizia e
bisogna dare dignità e forza economica a queste persone, considerando gli emendamenti che li appoggiano.
Il problema della disoccupazione non si risolve buttando fuori chi c’è per mettere dentro altri che non hanno alcuna formazione operativa sul campo”.

Per Csefilai “è giusto sanare prima le vicende di chi, anche se pur sfruttato, ha acquisito competenze e diritti sul campo, e assumere pure gli altri senza intaccare la riserva specifica dei Tirocinanti della Giustizia, nazionali e regionali. Peraltro, gli uffici giudiziari richiedono da tempo e a gran voce l’assunzione dei Tirocinanti della Giustizia, nazionali e regionali, di cui conoscono il valore e la grande affidabilità, cosa non secondaria neo mondo della Giustizia”.