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Diamo a Fabre quel che è di Fabre

Nel video di Linea Verde Life l’opera dell’artista belga è attribuita a Buren, che non è belga

Il video che sabato, ieri, in “Linea Verde Life”, Rai1, ha tanto decantato le bellezze naturali e artistiche del Parco della biodiversità, insieme alle tante cose positive che ha detto, conteneva nei pur risicati due minuti di programmazione un grossolano errore. Senza nulla togliere alla bellezza delle immagini e al messaggio complessivo del servizio, non sarà sfuggito ai più attenti spettatori l’errore di attribuzione commesso dal buon Carmine Gazzanni. Anzi, gli errori, a ben vedere, sono stati due. Come prendere due piccioni con un dicotiledone. Non riporto l’altro termine di metafora perché potrebbe sembrare scurrile. Capita. Uno fa una cosa e ne sbaglia due. Ma si consoli Carmine. È in buona compagnia. De André, per esempio, in “Rimini”, fa dire a uno sconsolato Colombo: “E due errori ho commesso/ due errori di saggezza/ abortire l’America/ e poi guardarla con dolcezza”. Diciamo che lo sbaglio, o l’abbaglio, è stato molto più incisivo sulle sorti del mondo, e molto più produttivo di quello contenuto nel filmato.

fabre

Gazzanni cita poche sole opere tra le tante che compongono la grande galleria a cielo aperto: “I temp(l)i cambiano” di Michelangelo Pistoletto, “Totem” di Marc Quinn e “L’uomo che misura le nuvole”. Solo che attribuisce quest’ultima, una installazione che si trova riprodotta in diverse versioni in altri ambiti artistici, al “belga Daniel Buren”. L’opera è di Jan Fabre. E, per di più, Daniel Buren, altro grande artista contemporaneo che è presente al Parco con una delle ultime installazioni la “Cabane éclatée aux 4 couleurs”, non è belga, bensì francese. Che poi non sappiamo se potrebbe urtarsi di più Fabre a vedersi sottrarre la paternità del misuratore di cumuli e cirri, oppure Buren se, per caso, non gli va a genio la produzione del pur geniale artista belga, anzi, fiammingo, per la precisione.

È utile precisare, perché il video, giustamente, ha avuto e sta avendo ampia diffusione “postuma”, attraverso i canali social, Facebook e Whatsapp. Il bello, o il brutto, è che in alcuni commenti carpiti qui e là, non è tanto lo scambio di attribuzione a essere notato e sottolineato. Tutti concordano nel dire che il servizio è bellissimo e rende, ancora una volta, giustizia a un sito di eccezionale valore. Se non fosse per il suo fastidioso collocamento “nei pressi di Catanzaro”. E va bene. Tutti gli abitanti tra i Tre Colli sanno che il Parco è proprio “dentro” Catanzaro. Come il Sempione a Milano o Villa Borghese a Roma. Ma, personalmente, non ne faremmo un dramma. Solo, suggerisce che Gazzanni il video l’ha costruito da “remoto”. E, anche questo, in epoca di virus coronato, ci può stare. Com’era quella dei Matia Bazar? “Che confusione … sarà perché ti amo…”. No, erano i Ricchi e Poveri. Che confusione.