Tansi deposita querela nei confronti di Tallini

All’origine una chat privata tra adulti. La nota del presidente del Consiglio regionale

All’origine ci sono dei messaggi “hot” tra adulti, un politico e una donna, una ragazza di 20 anni, nella chat di Whatsapp. Come tali, dovrebbero rimanere privati. È il primo dei condizionali che dovremo usare nel cercare di raccontare questa storia, ancora tutta da definire nei suoi particolari, e nei suoi risvolti giudiziari, se ci saranno, e politici, e anche questo è un dubbio difficile da sciogliere al momento.

Questi messaggi, non si sa come, né da dove e da chi sia partito il primo inoltro, circolano da settimane negli smartphone di “coloro che possono”: personaggi del mondo politico calabrese, anche con incarichi di responsabilità amministrativa, e i loro entourage, notoriamente molto folti e decisamente ciarlieri all’occorrenza. Fatto sta che le chat private e intime diventano di dominio semipubblico. Il mondo di mezzo, quello mediamente informato, il mondo della comunicazione e del giornalismo, sa e non sa. Sa che quelle chat ci sono, qualche suo rappresentante riesce a leggerle; molti, i più, ne sanno vagamente protagonisti, toni e contenuti. Chi sa classifica la cosa come gossip e voyerismo mediatico. Anche perché il politico, anche se molto conosciuto, lo è in potenza, nel senso che non ricopre cariche istituzionali alle quali, se mai, avrebbe voluto accedere per via elettorale: ci ha tentato ma non ci è riuscito, di poco.

Tutto questo fin quando non ci si è messo di mezzo il conduttore televisivo Lino Polimeni che, in una sua diretta Facebook, ha prospettato un singolare caso di coscienza. Perlomeno così l’ha rappresentato. Avrebbe incontrato un noto politico regionale, questo sì di primo piano istituzionale, il quale, dopo i convenevoli, gli avrebbe “passato” le chat in questione. Secondo Polimeni, la richiesta avrebbe seguito la direzione politico verso conduttore, con volontà del primo e passività del secondo. Il conduttore, dopo averci rimuginato su, decide di rendere pubblica la cosa, senza fare nomi. Solo, afferma di trovarsi di fronte a un rovello di coscienza, accusando tra l’altro il traslatore di messaggi, il politico incontrato al supermercato, di avergli scientemente passato la patata bollente, a lui che da anni tuona contro il malcostume e predica l’onestà privata e la probità pubblica. Come d’altra parte ha fatto, nel corso della breve campagna elettorale, il protagonista maschile delle chat. La coscienza, sollecitata, suggerisce a Polimeni di dare una decina di giorni di tempo ai due politici, il chattante e l’inoltrante, per uscire allo scoperto. Allo scadere, denuncerà la cosa pubblicamente, ritenendo di trovarsi di fronte a un porno ricatto, o sextortion, come più amabilmente e legalmente si usa dire per un’estorsione su base sessuale.

Qualche giorno dopo, sulla pagina Facebook di Lino Polimeni compare lo screenshot di un whatsapp inviatogli dall’avvocato Nicola Mondelli che lo informa di avere depositato, a nome del suo assistito Carlo Tansi, ai carabinieri della stazione di Cosenza Nord alle 18,20 del 17 giugno, una querela contro “Domenico Tallini più ignoti per il reato di diffamazione, violazione dell’art.167 legge 196/03, sextorsion art.629 codice penale ed altri reati eventualmente riscontrati dal magistrato”.

Con ciò, i nomi sono resi pubblici. Arriva dopo qualche ora la presa di posizione di Domenico Tallini, con una nota diramata dall’Ufficio stampa del Consiglio regionale della Calabria, ci cui è presidente:

“Apprendo di una querela per diffamazione che sarebbe stata presentata nei miei confronti dai legali del dott. Carlo Tansi, ex capo della Protezione Civile regionale. Non conosco i termini della querela, né in cosa consisterebbe la diffamazione, ma sono sereno e posso tranquillamente sostenere che i miei comportamenti sono sempre stati corretti e rispettosi delle persone – affermaTallini -. Le informazioni che mi sono state chieste da un conduttore televisivo circolano da mesi negli ambienti politici regionali e certamente non posso rispondere dell’uso che ne viene fatto. La magistratura potrà finalmente accertare, al netto delle manipolazioni mediatiche, i vari aspetti di questa vicenda, in maniera che non restino dubbi o ombre sulla mia condotta e saprà anche fare chiarezza definitivamente su aspetti inquietanti ed eventuali ‘comportamenti’ di persone che ritengono di essere ‘uomini modello delle istituzioni’. Credo che sia interesse di queste stesse persone arrivare ad una definizione della questione che certamente non è stata sollevata da me”.