Ricorso al Tar per le elezioni regionali, inammissibile la richiesta di Chiefalo

Con riferimento alle sezioni in cui si sarebbero verificate le succitate irregolarità, il ricorrente ha fornito delle indicazioni numeriche del tutto generiche

Ricorso principale inammissibile; ricorso incidentale improcedibile.  Si parla delle elezioni regionali ed, in particolare dell’istanza presentata da Antonio Chiefalo contro la Regione Calabria nei confronti dei candidati della sua stessa lista (Lega) Filippo Mancuso (non costituito in giudizio) e Pietro Raso e Salvatore Gaetano.

Oggetto della controversia è il ricorso introduttivo per l’annullamento del verbale delle operazioni dell’ufficio centrale elettorale circoscrizionale completato in data 18 febbraio 2020 con la proclamazione degli eletti, all’esito delle elezioni del 26 gennaio 2020, alla carica di Consigliere del Consiglio regionale della Calabria, per la Circoscrizione di Centro nonché annullamento delle operazioni e degli atti ed, in particolare, dei verbali delle operazioni di scrutinio delle sezioni, nella parte in cui non sono stati correttamente assegnati i voti di preferenza ottenuti dal ricorrente; correzione del verbale dell’ufficio centrale elettorale e dei verbali delle nella parte in cui non sono stati attribuiti al ricorrente, Antonio Chiefalo, i maggiori voti che risulteranno a suo favore a seguito della verifica delle schede nelle citate sezioni ed a seguito della ripetizione, in parte qua, del conteggio dei voti di preferenza con richiesta di proclamazione del ricorrente alla carica di Consigliere della Regione Calabria per la Circoscrizione Centro.

Per quanto riguarda il ricorso incidentale presentato da Gaetano Salvatore in via subordinata per il parziale annullamento del verbale di proclamazione e dei verbali delle Sezioni di Melissa e Strongoli (tutte le Sezioni), nella parte in cui sono stati assegnati al candidato Salvatore Gaetano n. 3684 in luogo di n. 3711 spettanti. In sostanza per i giudici amministrativi: “Il ricorrente: si è limitato ad allegare informazioni acquisite de relato in termini del tutto generici e privi di un minimo di fumus o di elementi indiziari a sostegno della fondatezza, sebbene, si soggiunge, tali elementi avrebbe potuto procurarseli senza insormontabili difficoltà. Ad esempio, ben avrebbe potuto acquisire ed allegare agli atti eventuali dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà dei soggetti che gli avrebbero fornito le succitate informazioni. Ovvero, ben avrebbe potuto allegare le risultanze delle sezioni interessate, dalle quali ricavare elementi probatori sulla base del numero dei voti validi espressi in generale, dei voti attribuiti alla lista in cui era candidato, dei voti validi attribuiti ai singoli candidati della medesima lista e delle schede nulle (aspetto non secondario nel presente giudizio, nel quale, in base alle argomentazioni del ricorrente, si disquisisce di un quantitativo alquanto rilevante di voti di lista regolarmente attribuiti ai quali non corrisponderebbe l’attribuzione di preferenze né all’odierno ricorrente né, per quanto è dato intendere dai motivi di ricorso, ad altri candidati, di modo che un utile indizio avrebbe potuto ricavarsi anche dall’eventuale gap rispetto alla somma dei voti attribuiti ai candidati della medesima lista) e, in ogni caso, ben avrebbe potuto indicare tali elementi nel ricorso”.

Ed ancora: “con riferimento alle sezioni in cui si sarebbero verificate le succitate irregolarità, il ricorrente ha fornito delle indicazioni numeriche del tutto generiche, affastellando, per ciascun Comune attinto dalle asserite irregolarità, tutte le sezioni elettorali oggetto di censura (in molti casi comprendenti la globalità delle sezioni del Comune stesso) ed indicando soltanto il dato approssimativo di supposte irregolarità, aggregato a livello comunale (e dunque neanche a livello di singola sezione, anche solo con eventuali tollerabili approssimazioni); da ultimo, ha allegato il fatto che le irregolarità si sarebbero basate sull’errata trascrizione del cognome (che, sempre a suo dire, si presterebbe ad essere erroneamente scritto) senza però null’altro specificare in merito, anche con riferimento ad elementi tali da sostenere la tesi dell’errata trascrizione che avrebbe inficiato l’attribuzione del voto”. “

Pertanto, si può ragionevolmente evincere – si legge, ancora – che, nel caso in esame, i vizi dedotti siano frutto di mere ipotesi e, comunque, non sono stati indicati elementi indiziari concreti e sufficientemente pregnanti a loro sostegno, con la conseguenza che, avendo essi finalità sostanzialmente esplorativa, mirano ad un inammissibile rinnovo delle operazioni dì scrutinio nelle sezioni indicate, in contrasto con quanto stabilito dall’invocata sentenza del Consiglio di Stato, Ad. Plen., n. 32 del 2014”.