Ai giovani manca il coraggio di dire il loro pensiero. Si attaccano ad uno sgradevole “non mi conviene”

La riflessione di Nunzio Raimondi: "Quel giovane medico e la sua risposta..."

di Nunzio Raimondi

Io credo molto nei giovani e spesso discuto con loro.Lo faccio con giovani Colleghi,con gli studenti universitari e non saprei fare a meno di questa che considero la mia linfa vitale!
Qualche giorno fa ho chattato con un giovane valente medico,al quale ho posto alcune domande su un messaggio che aveva postato su facebook e che mi era stato letto.
Non entrerò nel merito della conversazione privata ma mi preme raccontarne la conclusione.

Il giovane professionista,alle mie sollecitazioni di avere il coraggio di dire in pubblico le cose che pensava,mi ha risposto pressappoco così: “non mi conviene prendere gli improperi del web professando un’idea giusta ma non condivisa…”.
Non è la prima volta che constato nei giovani non tanto mancanza di coraggio quanto un certo quale opportunismo.
E lo trovo assai sorprendente perché se c’è una cosa che ammiro della giovane età è l’imprudenza che la contraddistingue,fatta di verità e di profonda,autentica,onestà.
Ora che la “convenienza” abbia fatto strada fra i giovani lo trovo sgradevole e forse anche disdicevole,perché, se essi hanno qualcosa da insegnare al mondo degli adulti,è proprio lo spirito di verità, l’incontaminazione della mente e del cuore.
E quando sento gli adulti,sopratutto quelli iconici -che dovrebbero insegnare col coraggio anche il rifiuto delle categorie mercantili…-, discettare su ciò che è conveniente o meno -come oramai ci ha abituato l’autocelebrazione mediatica di alcuni-, rifletto su come si possano trasmettere all’opinione pubblica -e particolarmente ai giovani- contemporaneamente valori alti, come il coraggio e controvalori inquinanti, come la convenienza.

Ovviamente è lecito chiedersi perché la convenienza,come tornaconto o vantaggio,sia un controvalore inquinante: è presto detto.
Lo è non in generale ma certamente per il bene comune,il quale postula un’attività svolta non nel proprio ma nell’interesse altrui.Pertanto,chi guardi a quest’ultimo non può avvalersi di categorie mediocri e dozzinali, ma deve ispirarsi a qualità pregevoli (che noi Cristiani chiamiamo virtù).
Ad esempio l’onestà intellettuale non può essere bandita come una malattia mentale cronica e fastidiosa,quasi che operare senza convenienza,senza vantaggi, equivalga a non aver capito nulla della vita!
Occorre superare anche la categoria della convenienza in materia di giustizia: essa,sopratutto con alcuni istituti processuali,ha degradato il popolo italiano,in nome del quale vengono emesse le sentenze,a negoziatore,alla stregua di uno che scende a patti,che viene a compromessi in nome di un servizio giustizia che non riesce fino in fondo ad erogare.
Così pure non è affatto detto che ottenere un vantaggio sia in sé eticamente valido, perché il modo con cui tale vantaggio si persegue e si ottiene ed il fine che con esso ci si propone,non sono moralmente indifferenti e nemmeno necessariamente ed in sé legali.
Ricordate Caifa:”Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo,e non vada in rovina la nazione intera!”