L’urlo delle associazioni: “Subito un’aula bunker a Catanzaro Il sindaco non perda tempo”

E' il momento di passare ai fatti

Con buona pace del Sindaco e del Presidente del Consiglio comunale di Catanzaro, oltre che di tutti i politici catanzaresi, e con la benedizione del Procuratore della Repubblica di Catanzaro, ormai è diventata ufficiale la scelta di celebrare il maxiprocesso “Rinascita Scott” in un immobile dell’area ex SIR di Lamezia Terme. La decisione sembrerebbe dipendere dai risparmi in termini di costi e di tempi, giacché la struttura sarebbe concessa in comodato gratuito dalla Regione e potrebbe essere usufruita previa esecuzione di modesti interventi di adeguamento. 

Augurandoci che la trasformazione del call center in aula bunker avvenga nel rispetto di tutti i requisiti di sicurezza e di incolumità per le centinaia di persone che vi opereranno, non possiamo fare a meno di considerare che l’indeterminatezza con la quale è stata prospettata la soluzione “provvisoria” provoca sconcerto per il vulnus che potrebbe subire la nostra Catanzaro, non solamente nel suo ruolo di capoluogo di regione, ma soprattutto in quanto sede di una fra le più antiche Corti di Appello italiane, con una storia ultrasecolare, nonché della Procura della Repubblica e della Direzione Distrettuale Antimafia, che a breve saranno ospitate in un prestigioso immobile che, per tale scopo, è stato sottratto alla fruibilità cittadina.

Appena appresa la notizia della soluzione provvisoria in quel di Lamezia, ci è venuto subito in mente il famoso detto secondo il quale, in Italia, “nulla è più definitivo del provvisorio”,  e non tanto per un’accorta diffidenza nei confronti di una classe politica catanzarese poco incisiva nella difesa della città – purché non si tratti di lamentarsi contro patetiche compagnie aeree e irriverenti conduttori radiofonici -, quanto per una frase sibillina apparsa sulla stampa, e non smentita dal Sindaco Abramo, dal Presidente Polimeni, dal presidente della Corte d’Appello Introcaso e dal Procuratore Gratteri, secondo la quale l’approntamento a Lamezia dell’aula bunker sarebbe “in maniera provvisoria per il processo scaturito dalla maxi operazione della Dda di Catanzaro, Rinascita Scott, ma con l’orientamento di una sede fissa per il futuro capace di ospitare le sette sezioni della Corte d’Appello”.

Se davvero queste parole sono state pronunciate al tavolo romano del Ministero della Giustizia e, soprattutto,  se non c’è stata alcuna levata di scudi da parte dei nostri rappresentanti, sembra evidente che adesso non bastano più le smentite e le precisazioni: ora è il momento di passare ai fatti e da Sergio Abramo – che ripetutamente vanta la capacità di intercettare per il Comune risorse economiche regionali, statali ed europee – ci aspettiamo che torni subito a Roma e ottenga il finanziamento per la realizzazione di un’aula bunker a Catanzaro.  Anche Antonello Talerico, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro, volendo credere alla “provvisorieta’” della sede lametina indicata da Roma, dichiara che “la scelta della Fondazione Terina non può impedire la realizzazione dell’aula bunker nel luogo ove naturale sarebbe la celebrazione dei maxi-processi, ovvero nel distretto di Corte d’Appello di Catanzaro.

Se questa è la linea da seguire, se la Città non vuole continuare a perdere pezzi e prestigio, lo si dimostri subito con azioni concrete e celeri: il Sindaco si rechi a Roma e ottenga rassicurazioni e finanziamenti allo scopo. Gli staremo col fiato sul collo fino a quando non porterà a caso questo risultato.

CATANZARONELCUORE – PETRUSINU OGNI MINESTRA – OSSERVATORIO DECORO URBANO – CENTRO STUDI POLITICO SOCIALE DON FRANCESCO CAPORALE – LIBERAMENTE CALABRIA – VENTI DA SUD – CARA CATANZARO – EU20 – ASSOC. CULTUR. ANTONINO GRECO – ITALIA NOSTRA CATANZARO