Smart working uffici giudiziari, Chiefalo: “Il Covid non lo hanno portato i cancellieri”

Il Dirigente amministrativo del Tribunale di Catanzaro a esponenti dell’avvocatura locale: "Dipendenti cancellerie non sono Sars-Cov2 resistenti"

“Eravamo abituati a sentire ‘piove, governo ladro!’ ma COVID-19 tra le sue vittime annovera anche i vecchi detti ed oggi di moda è: ‘la giustizia è ferma, colpa della organizzazione amministrativa’”. La nota a titolo personale di Antonio Chiefalo, Dirigente amministrativo del Tribunale di Catanzaro.
“Intanto, ad alcuni esponenti dell’avvocatura locale, molto attivi a criticare sugli organi di stampa per poi assumere atteggiamenti più o meno collaborativi e concilianti nei corridoi degli uffici giudiziari, è opportuno segnalare, visto che non sembra ciò sia stato colto, che questo maledetto COVID-19 non è stato portato sulla Terra dai cancellieri i quali, lo dico affinché si sappia, sono normali persone ‘non SARS-COV-2 resistenti’.
Ciò detto, viene da chiedersi il perché di tanto inutile accanimento contro questa parte di pubblici dipendenti quando la ‘giustizia’ ha gravi disfunzioni da decenni eppure sembra che solo lo smart work di queste settimane sia stato letale per tale servizio al quale, per troppe ragioni che trascendono dalla organizzazione amministrativa degli uffici, la gente inizia a credere molto poco… Dov’è l’avvocatura rispetto ai recenti fatti?

Ma veniamo alle prestazioni delocalizzate del personale amministrativo. E’ vero, l’imprevedibilità e la velocità con la quale sono accaduti gli eventi del nuovo coronavirus, ha trovato il mondo intero impreparato, compreso fatalmente anche gli uffici giudiziari (…). Il Ministero si è subito attivato e tantissimo è stato fatto grazie alla totale collaborazione di tutti, componente amministrativa in primis, con gli uffici che non hanno smesso una sola ora di prestare attività. Con difficoltà, in modalità diversa, contenendo le presenze dell’utenza, con inevitabili e riconosciute defaillances, ma tutto è stato fatto…
Ebbene, prosegue Chiefalo, sentire che le prestazioni amministrative delocalizzate siano esiziali per l’avvocatura è davvero poco credibile e pretestuoso.

Intanto sarebbe opportuno richiamarci reciprocamente a quel senso di collaborazione che sinora è stato quasi totalmente sbilanciato a favore dell’utenza professionale la quale, ed essa sa bene, ha da sempre giovato più di altri dei rapporti ‘buoni’ con le cancellerie. Molto del personale di cancelleria, giusto per dirne una, non ha mai esitato a ‘dare’ il proprio numero di cellulare nonostante non vi siano in circolazione numeri mobili di servizio… Sarebbe interessante capire se tale fenomeno sia altrettanto diffuso in altri uffici pubblici od in altri ordini giudiziari. Ciò a dimostrazione della grande considerazione verso l’avvocatura di tutto il personale di cancelleria il quale, se è consentito, ben può rispondere al proprio telefono portatile da un bar, da casa, dal supermercato o dalla piazza principale quante volte non sia in servizio ‘in presenza’. Giova a tal riguardo evidenziare che la modalità smart work: ‘può’ prevedere ‘orario di servizio’ in delocalizzazione; non prevede strumentazione hardware ministeriale; è basata su obiettivi ossia su risultati conseguibili non in ufficio. E tanto basta per dire stop alla caccia alle streghe. Diversa storia è il Telelavoro, ma di questo non si verte e dunque è auspicio che non si faccia confusione.
Potrei agevolmente parlare del Tribunale e dell’Ufficio del Giudice di pace di Catanzaro dal quale personale amministrativo ho ricevuto cooperazione e coadiuzione massima nonostante sia repentinamente passato dal 30-35% di presenza tra il 23 marzo ed il 20 aprile (momento di parossismo della crisi… e delle relative paure) ad ben oltre il 70% di presenza già da diverse settimane, anche al netto delle assenze per altri istituti legislativi e contrattuali (l. 104/92, ferie, etc), sulla obiettiva considerazione di una diffusione del contagio per noi calabri fortunatamente contenuta rispetto ad altre zone del Paese.

Potei dilungarmi ma preferisco restare sull’impersonale e dunque segnalo a qualche disattento osservatore che COVID-19 è un serissimo rischio sanitario per tutti ed il Ministero della giustizia non può regolarsi (così come ha correttamente fatto) se non in conformità agli indirizzi del Ministero della salute e -per le linee guida generali rispetto alla regolazione dell’impiego pubblico- al Dipartimento della Funzione Pubblica, dai quali organi sono partiti ordini ed indicazioni di contenimento del contagio. Precisazione opportuna poiché, con un moto di inaspettato qualunquismo dal sapore populista, qualcuno accosta le ‘aperture’ dei ristoranti e centri commerciali alle ‘quasi-aperture’ degli uffici giudiziari, ma volutamente non considerando il diverso piano sul quale deve operare il ‘pubblico’ poiché (ora dirò a qualcuno una roba inaspettata…!!!) esso opera per servizi pubblici ai quali obbligatoriamente il cittadino deve rivolgersi per il conseguimento di certi beni della vita, a differenza della pizzeria sotto casa alla quale posso non ricorrere senza con ciò perdere alternative per la mia alimentazione… Perché il parallelo non è fatto con gli uffici del Comune e con l’Agenzia delle entrate (giusto per dirne qualcuna)? Si scoprirà che il lavoro agile non è un privilegio, né una prerogativa, del solo universo Giustizia…

Trovo invece auspicabile, conclude il dirigente Chiefalo, che le componenti tutte delle utenze professionali siano maggiormente collaborative nell’ottemperare agli obblighi di uso dei dispositivi individuali di sicurezza, impedendo di essere spesso ripresi dal personale di servizio e non solo. Mascherine nei taschini delle giacche al posto dei fazzoletti e regolare socialità con mucose labiali a pochi centimetri di distanza nell’atrio del Palazzo… Ma, tranquilli, non vi sarà alcun contagio e ove mai un ceppo dovesse accendersi in un ufficio giudiziario, la colpa sarà del personale amministrativo…!”