Bertolone: “Il viaggio di Ratzinger dal fratello e la vecchiaia che rafforza l’amore”

La riflessione dell'arcivescovo di Catanzaro-Squillace nonchè presidente della Conferenza Episcopale Calabra

«Il vero amore: la vecchiaia lo rende ancor più forte, la morte lo consacra, l’eternità lo fa continuare».
Non c’è immagine più densa di una debolezza che sprigioni forza. Le parole di Victor Hugo sono cornice del ritratto lasciato dal papa emerito nel suo viaggio in Germania. Benedetto XVI, ha trascorso cinque giorni a Ratisbona, al capezzale del fratello Georg, molto vecchio e malato, temendo di non poterlo più rivedere su questa terra. Ha visitato la sua patria, la tomba dei suoi genitori e la sua casa, alla quale lo lega la nostalgia di tutta una vita e dove avrebbe voluto trascorrere i suoi ultimi anni. Per riuscirvi, ha dovuto far ricorso a tutte le sue energie, dimostrando di non aver perso di vista l’essenziale che c’è in questo mondo e testimoniando concretamente, al di là della grandezza umana e della potenza della creazione,  quello che è davvero importante alla fine di una vita: è l’amore, che l’essere umano sperimenta con i suoi genitori e ne è guidato lungo la strada verso la direzione toccata in sorte e ne è sostenuto anche quando si approssima la fine .

Papa Benedetto XVI, ha dimostrato con la tenerezza trasmessa dalle foto che lo immortalano negli attimi della sua trasferta tedesca, che come per l’autunno, anche nella fase ultima dell’esistenza ci sono segni di fascino e bellezza, ed una lezione da offrire. È ridicolo vestirsi di primavera, fingendo d’essere gli adulti efficienti e maturi di ieri. Per contro, bisogna essere sempre se stessi, capaci di quiete e riflessione, pronti ad accogliere nel modo migliore anche una stagione ondivaga  e delicata.

Vale allora ciò che scrive il teologo ortodosso francese Olivier Clément: «Abbiamo bisogno di vecchi che pregano, che sorridono, che amano con amore disinteressato, che sanno meravigliarsi. Essi soli possono mostrare ai giovani che vale la pena di vivere e che il nulla non è l’ultima parola». In una società tutta giuocata su efficienza ed apparenza  resta pur sempre, la possibilità di vivere un’esistenza intensa anche quando si è avanti con gli anni: dietro il muro del tempo si può ancora tener viva la fantasia, la musica, l’ascolto, la fede, l’attesa, si possono ancora coltivare i grandi valori dello spirito.

Insomma, anche quando la vita  è divenuta  fragile, perché si è ormai negli anni della vecchiaia, non  perde né  suo il  valore né la sua dignità; perché ognuno di noi, in qualunque tappa del viaggio terreno si trovi, è voluto, amato da Dio, perché da lui giudicato importante e necessario, come un figlio unico. Del resto, è pacifico che non possa esservi vera crescita umana ed educazione senza un contatto fecondo con gli anziani, perché la loro stessa esistenza è come un libro aperto nel quale le giovani generazioni, sfogliandolo, possono trovare preziose indicazioni.
La vecchiaia, dunque, ha la sua importanza e non va avversata, temuta o, peggio ancora, negata. Come ci ricorda papa Francesco, «la vita è un dono, e quando è lunga è un privilegio, per sé stessi e per gli altri. Sempre».

Vincenzo Bertolone arcivescovo di Catanzaro-Squillace presidente della Cec